Il Vaticano vieta i funerali religiosi a Welby

23 dicembre 2006

Mi sembra lampante la totale impietosità di questa reazione della chiesa romana. Mi sembra insensibile e disumano citare, pienamente a sproposito, freddi riferimenti a canoni del catechismo/del codice di diritto canonico per negare quel conforto religioso che Carla e Mina Welby chiedevano.

Ancor più che, non essendoci ancora gli esiti degli esami tossicologici, la chiesa che solitamente è sempre così lenta e prudente, avrebbe dovuto scegliere di “affidarsi alla misericordia” piuttosto che optare per un giudizio di condanna!

Questo contegno, scelto solo per motivi politici, mi sembra diametralmente opposto al contegno di Gesù Cristo, come emerge dagli stessi Vangeli che dovrebbero essere il riferimento principale su cui dice di fondarsi la chiesa romana.

Questo atteggiamento della chiesa romana è più grave della decisione del sinedrio di gerusalemme di mettere a morte Gesù. Le motivazioni del sinedrio mi risulta siano corrette (c’era la pena di morte per chi si faceva Dio); mi sembra invece una motivazione assurda e infondata quella di considerare suicidio una morte avvenuta staccando delle macchine che innaturalmente lo tenevano vivo.

Welby ha combattuto questa lunga, dolorosissima e coraggiosissima battaglia, solo per amore degli altri, perchè avrebbe potuto farsi staccare la spina in clandestinità molti mesi o addirittura anni fa.

Questa mi sembra un’altissima testimonianza d’amore, e mi sarei riconosciuto in una chiesa che l’avesse messo in evidenza. Welby non è stato violento, non ha obbligato nessuno a far nulla, non ha ricattato nessuno, ha soltato parlato per il prossimo muto che si trova nelle sue stesse condizioni di sofferenza.

Ha messo il prossimo davanti a se: avrebbe quindi le carte in regola per essere fatto santo, se non fosse per l’assenza di espliciti riferimenti al dio cattolico nelle sue parole. Coloro che si dicono cristiani, e si considerano proprio testimoni dell’amore, dovrebbero prenderlo ad esempio.

Suicidio? Suicidio assistito? Omicidio? Eutanasia? Come si può essere così ignoranti da usare queste definizioni? Basta leggere anche solo un quarto della bellissima lettera aperta di Welby a Napolitano, per capire quanto queste definizioni siano lontane dalla realtà.

“Che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata?”

Come si fa a non chiamarlo accanimento terapeutico, se basta staccare una qualunque delle macchine, e la morte sopraggiunge in modo naturale? Come si fa a ipotizzare che sia “omicida” chi, pietosamente, ha somministrato anche dei sedativi per evitare un’agonia assolutamente ingiusta, che presumibilmente si sarebbe verificata all’interruzione di una delle macchine? Come si fa a considerare “suicida” chi ha richiesto questo trattamento, senza poter muovere alcun muscolo per attuarlo?

Per questo e altri recenti eventi, non posso più sentirmi in comunione con questa chiesa romana. Credo nella Chiesa Una, Santa, Universale e Apostolica, ma non so più dov’è. La sto cercando. Chi ne trova dei frammenti, mi avvisi!!!

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One thought on “Il Vaticano vieta i funerali religiosi a Welby

  1. Sarebbe ora che in situazioni simili si offrissero i valdesi o i luterani di dare “il conforto che Piergiorgio e Mina chiedevano”. Finalmente un po’ di concorrenza al monopolio religioso che ingessa il paese!

    Una frase di un mio amico padovano di famiglia cattolica ma che in Olanda frequentava chiese riformate: “L’altro giorno, sai quando ognuno dice qualcosa e gli altri seguono con: Per questo ti ringraziamo?” Una ragazza si e’ alzata e ha detto “io sono bisex e vorrei ringraziare Dio per gli uomini e donne che ho conosciuto ultimamente e che mi hanno aiutato a crescere” E noi.. Per questo ti ringraziamo..

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