Mia cara chiesa

Ho trovato questo brano sul sito http://donfrancobarbero.blogspot.com/. Mi sembra bellissimo e in questi giorni esprime benissimo i miei sentimenti.

“Cara mia chiesa,

voglio dirti che ti amo tanto. Benedico ogni giorno Dio di avermi chiamato alla fede e spesso anche di avermi collocato in questa chiesa. In te ho conosciuto tantissime donne e molti uomini pieni di fede. Da loro ho ricevuto un sacco di bene e forti testimonianze.

In questa chiesa ho ricevuto il dono meraviglioso del ministero che, dopo ben 37 anni, mi appassiona come il primo giorno. In te ho incontrato le Scritture e me ne sono innamorato… senza, in verità, che la cosa ti facesse tanto piacere. Anzi…

Ma, come ogni amore sano e adulto, la relazione con te è sempre stata un amore difficile, profondo e sincero, ma contrastato. So che questa esperienza è comune a milioni di donne e di uomini. Ora voglio parlarti a cuore aperto.

 

Ho l’impressione – anzi, molto di più, la constatazione – che col passare dei secoli tu ti sei progettata e strutturata come la torre di Babele: “Faremo una torre alta fino al cielo… Così diventeremo famosi e non saremo dispersi nel mondo ” (Genesi 11).

Hai imboccato, cara mia chiesa, una direzione pericolosa in cui prevale l’interesse a rendere la torre sempre più alta, a tenerla insieme solida e compatta, a sorvegliare tutto e tutti dall’alto, a cingerla di mura, a chiudere le finestre e sbarrare le porte. Ma, a guardarla troppo dall’alto, la realtà appare diversa. Non arrivano più alla sommità le voci calde e commosse delle donne e degli uomini, non si sentono più il rumore dei loro passi, il chiasso delle strade, le canzoni d’amore, le grida di dolore e i palpiti dei cuori. Di lassù si perde il più e il meglio della vita. Là ci si occupa della stabilità della torre, di illuminarla, di rafforzare e ringiovanire le sue pareti, di renderla sempre più grande, alta, visibile, stupefacente.

Si pretende di farne il trono di Dio, l’arca della salvezza, il luogo della verità, la casa di Dio sulla terra.

 

Mia cara chiesa,

il mito di Babele finisce bene: Dio prima sorride di questa torre e dei suoi costruttori illusi e vanesii, poi scende e riapre i cancelli… verso la mappa delle nazioni, le terre dei popoli e così si interrompe la costruzione della torre…

 

Vedo per te questo sogno di Dio:

non una torre che s’innalza, ma uomini e donne sparsi nel mondo a parlare e testimoniare il Suo amore.

L’isolamento più pericoloso è quello che noi cristiani possiamo costruirci da soli quando, malati di narcisismo, vogliamo ad ogni costo difendere il nostro vecchio palazzo, il nostro vetusto castello e non sappiamo vedere il “paesaggio più spazioso” che Dio ha costruito e sta costruendo per le Sue creature. Quando si ha una cura ossessiva del palazzo le persone reali passano in second’ordine… fino a scomparire. Resta solo il palazzo e chi gli gira attorno riverente ed ossequioso.

Mia cara chiesa,

quanto saresti più bella, più viva se, anziché piangere per ogni pezzo della torre che si rompe e difendere con i denti ogni mattone, tu sapessi vedere il Dio della vita che apre spazi più ampi e demolisce le torri in cui ci imprigioniamo per orientarci verso case più umane ed abitabili. Accogli il plurale voluto da Dio, l’arcobaleno delle lingue, delle pelli, delle razze, delle religioni, delle teologie.

Lasciati smantellare la torre, lasciati aprire gli occhi come fu per Agar.

 

Mia cara chiesa,

ricordi Abramo?

 

Vattene,

emigra, esci dal “paese” conosciuto della tua cultura, dalla “patria” delle tue sicurezze e delle tue potenti alleanze, dalla “casa” e dal castello delle tue tradizioni che rischiano di annullare e soffocare la Parola di Dio. E non fare come il faraone che si buttò nell’inseguimento per acciuffare quelli che cercavano le sponde della libertà. Ormai non ti chiediamo più il permesso di partire quando intravvediamo nuovi cammini al di là dei recinti ecclesiastici.

 

Vattene,

staccati dall’illusione di essere il centro del mondo; staccati dall’illusione che i tuoi dogmi siano la fotografia della verità, dalla presunzIone di possedere sempre l’ultima parola su ogni questione. Abbiamo imparato a distinguere accuratamente tra le parole umane che passano e la Parola di Dio che resta.

 

Vattene

dalle menzogne che continui a raccontare secondo le quali Gesù avrebbe vietato il ministero alle donne; prendi congedo dall’altra solenne menzogna per cui ministero e celibato sarebbero inseparabilmente congiunti dalla volontà di Gesù; vattene dalle tue leggi disumane presentate come la volontà di Dio.

 

Vattene

dall’idolatria del diritto canonico, delle leggi che tu hai codificato nei secoli; vattene dall’accerchiamento e dal cattivo uso delle tue tradizioni, luoghi di esperienze storicamente situate e non mummie da trasportare intangibili da un millennio all’altro.

 

Vattene

dalla moda delle confessioni spettacolari di alcuni tuoi peccati del passato; vattene da questi pentimenti che non conducono a conversione e lasciano il fondato sospetto che si tratti di comportamenti diplomatici e di operazioni di facciata.

 

Vattene

dall’ossessione sessuale, dalle tue sessuofobie… per cui continui a temere il piacere, ad aver paura delle donne, a guardare con diffidenza e a offendere con i linguaggi pelosi della comprensione omosessuali, lesbiche, separati/e, divorziati/e e conviventi anziché benedire Dio che dona all’umanità mille forme d’amore e può far rifiorire questo amore là dove esso si era spento.

 

Vattene

dalle miriadi di ambigue apparizioni mariane, dalle preziose teche della sindone e dal sangue di san Gennaro, dai mille luoghi in cui si alimentano superstizione e spirito idolatrico .

Vattene

da una struttura di potere come il papato, per riscoprire un ministero che sia davvero servizio; vattene dal balbettio dei potenti in cui fai sempre la prima donna; vattene dalla prigionia dei tuoi comportamenti imperiali e abbraccia il sogno di Dio.

Vattene

dall’occupazione di tutti i video del mondo; vattene dalla retorica pauperistica che ti dispensa dal diventare chiesa povera; vattene dalla mania di sentenziare e impara ad ascoltare .

 

Vattene

da questo giubileo di troppe vane parole. Hai organizzato, soprattutto con il finanziamento dei potenti, tanti pellegrinaggi, ma tu non sei più la chiesa pellegrina verso il regno perché sei troppo appesantita dai concordati, dal mercato del tempio, dalle tue sicurezze. Il tuo tesoro terreno ti ha rapito il cuore e ha bloccato molti tuoi passi.

 

Mia cara chiesa,

prendi la strada di Abramo e Dio camminerà davanti a te, sarà il tuo compagno di viaggio. Io non ho nulla da insegnarti, ma ho soltanto voluto dirti quale eco trovano nel mio cuore le parole bibliche rivolte ad Abramo, per la mia e la tua conversione.

Penso, oggi più che mai, che il dialogo e la preghiera siano le grandi strade per la mia conversione.

 

Mia cara chiesa,

che cosa posso sperare per te? Che cosa posso augurarti di più fecondo e salutare del “dono dello smarrimento”? Quello sarà il giorno in cui, libera dai lacci del potere e dai tarli della presunzione, ti butterai tra le braccia di Dio, unica salvezza.

don Franco Barbero

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2 thoughts on “Mia cara chiesa

  1. Don Franco provo a risponderti, io, prete da 19 anni, innamorato anch’io della Chiesa come al primo giorno, e provo di non vedere come fai tu la soluzione del problema che corrode dall’interno la Chiesa con la dissoluzione della stessa, non è una soluzione quella che proponi, essa è già in atto nel cuore di chi l’ha abbandonata e cioè l’illusione di poter fare a meno di lei, non si può, Gesù l’ha fatta e solo lui può disfarla, quello che tutti noi sognamo è che il popolo dei “rinati” viva, che il popolo dei “salvati” viva nella vita nuova che hanno ricevuto è solo questo che tutti noi dasideriamo! certo ci fa male vedere la “sposa” del Verbo così poco bella anzi piena di dolori e di scandali, piena di sontraddizioni, e maglie strette… codici, regole, dogmi, paure… come se dovesse affrontare il combattimento contro Golia, il mondo, con l’armatura di Saul, le leggi…
    Putroppo la Chiesa ha dimenticato di avere Dio con lei, se solo lo ascoltasse, se solo ascoltassimo Dio che ancora oggi parla attraverso i suoi profeti, ma chi li ascolta? sono secoli che la chiesa crede che non ci sia più bisogno di loro e allora li ha relegati sui monti, li ha messi nel deserto perché non diano fastidio, secoli di “silenzio” di Dio, ma lui aspetta che questi profeti possano essere riascoltati, e ci sono bisogna solo credere che Dio possa parlare ancora oggi.
    Augusto prete

  2. Come diceva Leonardo Sciascia in Todo Modo, la Chiesa più autentica è quella del papato, della diplomazia internazionale, di tutto ciò da cui il buon Barbero vorrebbe farla allontanare. Se se ne andasse, non sarebbe più la Chiesa Vaticana, l’unica che storicamente esiste e conta nel mondo. Se a Barbero non sta bene, perché non se ne va lui? Io l’ho fatto fin da quando avevo 18 anni e mi sono sempre trovato benissimo, tenendomi a distanza da ciò che non condivido. Ora, sulla soglia dei 72 anni, sono sereno e lieto, e lo sarei ancora di più se non ci fossero le religioni, almeno come vengono praticate e vissute oggi.
    Ad Augusto dico: sei proprio sicuro che la Chiesa Cattolica (non cristiana) l’ha fatta Gesù? A me non risulta…
    Con profondo rispetto laico

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