Matrimonio, famiglia, Dico, Pacs…

Pubblico una mail scritta da un mio amico:

Sui giornali, e non solo, è aperto il dibattito sui pacs. Vorrei riproporre il mio pensiero su questa problematica, rimanendo ovviamente aperto al confronto e al dialogo.

Lo faccio in modo sintetico e leggibile, anzi… lapidario.

1) Matrimonio: istituto che riguarda la coppia uomo-donna; uomo e donna che assumono reciprocamente, di fronte alla società, e degli eventuali figli, diritti e doveri, in un’ottica di stabilità.

2) Famiglia: è l’unione fra uomo e donna fondata sul matrimonio. E’ compito e interesse della società promuovere, valorizzare, sostenere la famiglia (penso al sistema di alcune tariffe -rette scolastiche, trasporti, energia elettrica, gas, acqua, etc.-, oppure in materia fiscale -quoziente familiare-, oppure di creazione di servizi mirati, etc. etc.).

3) “Formazione solidale”: gruppo di due, tre, quattro (o più) persone legato da convivenza e da vincoli stabili, formalizzati, di solidarietà e mutua assistenza. A questa formazione solidale si possono attribuire alcuni diritti e corrispettivi doveri, laddove la ratio è quella di aiutare una “formazione intermedia” (fra singolo e società), che presenta aspetti di reciproca mutualità; diritti e doveri fra i membri del gruppo e fra lo stesso e la società. Questa è un’impostazione che prescinde dalla convivenza vista come coppia, e che quindi non crea equivoci e/o confusione col matrimonio e la famiglia.Marco

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Mia risposta:

Concordo con te!

Non concordo invece con la chiesa romana, che cerca di presentare il suo punto di vista personale come La Verità, e ancor più gravemente ha cercato di IMPORLO con qualunque mezzo coercitivo in suo potere, comprese le minacce. Con il desiderio palese di impedire, ostacolare, coartare chi la pensa diversamente.

Come se questo fosse il modo di convertire i cuori della gente, portare la buona novella dell’amore, imitare Cristo. Che non si è mai alleato con i potenti, non ha mai predicato la coercizione. Che è nato, vissuto e morto in modo tale da rispettare la libertà di chi non voleva riconoscerlo e credere in lui. Che ha detto di non giudicare, perchè Dio fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti, e non si deve sradicare ciò che appare come zizzania.

Se la chiesa romana fosse stata Dio, avrebbe sradicato l’albero, anzi non l’avrebbe proprio piantato. sarebbe andata così: “Adamo, sei libero, puoi fare quello che vuoi!” e lui “grazie! vorrei uscire di qui allora” “no, questo no. Fuori è male, fuori c’è il mondo e il mondo è tutto un casino. Qui si sta bene, resta qui” “sì ma vorrei fare un giro fuori, fare il confronto e dopo scegliere” “no, è troppo pericoloso. Ho già scelto io il meglio per te. Ho murato la porta. Benvenuto in carcere. Per il tuo bene ovviamente”.

Già mi sembra fuori dalla propria missione di ACCOGLIENZA il fatto di “scomunicare” (cioè dichiarare fuori) chi convive stabilmente senza un matrimonio o chi avesse utilizzato le prerogative messe a disposizione dai PACS. Ma minacciare o tentare di coartare i parlamentari cattolici perchè non votino leggi del genere mi sembra una vera e propria bestialità.

Emanuele

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La Chiesa non ha minacciato scomuniche a nessuno.

Ha detto quello che pensava.Marco
—————————————Io ti mostro su cosa poggio la mia visione. Tu mostrami su cosa poggi la tua. Ci rifletterò sopra con la mia solita serentià di giudizio.

Intervento del papa al congresso di Verona:

“Il vostro Convegno ha giustamente affrontato anche il tema della cittadinanza, cioè le questioni delle responsabilità civili e politiche dei cattolici. (…) Una speciale attenzione e uno straordinario impegno sono richiesti oggi da quelle grandi sfide nelle quali vaste porzioni della famiglia umana sono maggiormente in pericolo: le guerre e il terrorismo, la fame e la sete, alcune terribili epidemie. Ma occorre anche fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale.”

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20061019_convegno-verona_it.html

Io capisco così: i cattolici che hanno responsabilità civili e politiche (tutti i cittadini in modo indiretto e, in modo diretto, i parlamentari) devono adoperarsi per evitare di introdurre altre forme di unione. Devono cercare quindi di impedire a chi non crede nella chiesa o non concorda con questo tipo di visione antropologica, di compiere scelte che essi stessi, o peggio la chiesa, ritengano errate, anche se queste scelte non danneggiano la libertà di nessuno.Non capisco perchè allora la CEI non dichiari che i parlamentari cattolici devono fare di tutto per rimuovere il divorzio dal nostro ordinamento civile. Ritengo ipocrita non avere il coraggio di uscire totalmente allo scoperto.

Io non vedo alcuna differenza, in linea di principio, con le “conversioni forzate” dei conquistadores spagnoli.

Non mi sembra fondamentale stabilire se tecnicamente la chiesa ha “minacciato” o meno qualcuno. Credo sia più importante chiedersi se il comportamento della chiesa romana e il suo modo di fare politica oggi sia simile a quello di Gesù o piuttosto a quello del Sinedrio che lo condannò o da qualsiasi altro centro di potere.

Trovami nei vangeli un passaggio in cui si evinca che Gesù dia un mandato o un esempio relativo al conquistare il potere per poi obbligare tutti ad agire in un certo modo.

Sostieni che non ci sono intimidazioni o tentativi di ingerenza? Leggi questo articolo:

Pacs, i vescovi tornano a Pio IX: “Su quel testo non possumus”
La Cei minaccia il governo Prodi. Sulla bozza Bindi-Pollastrini l’Avvenire pone un veto assoluto e lancia un pesante avvertimento. La scelta di una formula o l’altra per le unioni di fatto rappresenta “uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana”. L’Avvenire non un qualsiasi giornale d’opinione. È l’organo dell’episcopato italiano, gli editoriali più importanti riflettono la posizione del cardinale Ruini e l’editoriale in questione, che mette la spada alla gola del governo Prodi, non è firmato dal direttore Boffo, ma siglato “Av” (cioè Avvenire) proprio per dare il massimo di ufficialità.
“Non possumus”, proclama l’organo della Cei riesumando la formula di Pio IX contro quelle che nel 1860 la Chiesa chiamava le “usurpazioni” piemontesi, cioè la riunificazione dell’Italia e l’annessione delle Romagne al Regno piemontese. Fare una legge che certifichi l’esistenza di coppie di fatto viene dunque equiparato ad un’usurpazione. Ma è l’avvertimento finale l’elemento più allarmante. Il giornale dei vescovi, a proposito di una legge sulle convivenze, non parla infatti di “problema morale”, di una questione rilevante per le coscienze o al limite di un bivio per la società. No. Parla di uno “spartiacque” della politica italiana. Dando ragione così a quei segnali provenienti giorni fa da ambienti ecclesiastici, che avevano allertato l’agenzia Asca su un’offensiva di Ruini contro il governo perché non si azzardasse a riconoscere le coppie di fatto. Nell’editoriale si ribadisce che persino la dichiarazione anagrafica prevista dalla bozza Bindi-Pollastrini darebbe “rilevanza giuridica” a una “realtà para-familiare”, inaccettabile secondo le parole di Benedetto XVI.

Fonte: Repubblica.it

Mi si permetta un commento finale. I DICO sono comunque inaccettabili, secondo il mio modestissimo parere, ma per un’altra ragione. Non perchè tentino di riconoscere diritti-doveri a formazioni diverse da quella matrimoniale, estendendole a realtà omosessuali. Ma perchè, nella formulazione della bozza bindi-pollastrini, il modo per attivarli, cioè la raccomandata A.R., era fuori di testa, lasciando aperta la possibilità che il mio filippino, filippina o chiunque entrasse in possesso delle chiavi della mia buchetta della posta potesse inviarmi una raccomandata AR, successivamente intercettandola ed eliminandola, attivando così dei presunti diritti nei miei confronti: successori, sull’abitazione, sugli alimenti…

Alcuni sostengono che la legge stesse effettivamente per passare e questo non è successo grazie all’intervento dei cattolici intransigenti con in testa il papa.

Lasciatemi citare Dante:

Dì oggimai che la Chiesa di Roma,
per confondere in sé due reggimenti,
cade nel fango, e sé brutta e la soma».

«O Marco mio», diss’ io, «bene argomenti;
e or discerno perché dal retaggio
li figli di Levì furono essenti.

(Purgatorio XVI)

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