il Card. Caffarra e la manifestazione gay davanti alla Cattedrale

Dopo aver letto il comunicato stampa di Caffarra in relazione a una manifestazione gay terminata davanti alla porta della Cattedrale durante la venerazione dell’immagine della Madonna di San Luca, molto cara ai bolognesi, sono restato turbato e amareggato.

Ho pensato di provare a immaginarmi la dichiarazione che avrei desiderato leggere da un Vescovo che potessi sentire come pastore della mia comunità. Un vescovo memore delle novità e speranza portate dal Concilio Vaticano II e più in generale aperto all’azione dello Spirito che rompe tutti gli schemi, che fa ballare David come un bambino o gli fa mangiare i pani delle offerte, che permette a Gesù di fare miracoli di sabato o ai suoi discepoli di mietere il grano nello stesso giorno, ecc.; che non ragiona cioè con logiche umane, di potere, di convenienza, di politica, ma con logiche soprannaturali, di fiducia e di abbandono all’imitazione di Cristo, seguendo sue indicazioni come “non angustiatevi, ogni giorno ha la sua pena”, “non portate con voi ne bisaccia ne’ bastone”, “non preparate la vostra difesa: lo Spirito vi suggerirà ogni cosa”.

Mi rendo perfettamente conto che con logiche umane quel che scrivo non sta in piedi, sarebbe molto probabilmente errato dal punto di vista istituzionale. Mi sembra però che tutta l’azione di Cristo e dei suoi veri seguaci sia andata allegramente contro a questi schemi. Anzi, i Vangeli ci riportano un notevole anneddoto: quando Pietro tentò di far ragionare Gesù secondo schemi umani, sgridandolo perchè il Maestro stava dando messaggi che la gente non avrebbe compreso, che sarebbero (e infatti sono) stati controproducenti limitatamente alla sua vicenda umana (è stato infatti condannato a morte, e la condanna eseguita, e così pure per le centinaia di martiri che sono andati dritti incontro alla morte per non esser voluti scendere, nemmeno fittiziamente, a miti consigli). Sappiamo che Gesù gli risponde “lungi da me statana, perchè tu non ragioni secondo lo Spirito ma secondo la carne”.

E’ per questo che oggi non mi sento più in comunione con la gerarchia romana: perchè ragiona secondo la carne, e non secondo lo Spirito. Non ne ottengo, insomma, una testimonianza autentica di fede, ma la vedo muoversi con i criteri di qualsiasi altra grande istituzione, o potentato.

Ecco comunque la dichiarazione che avrei sognato di leggere:

“Carissimi fratelli e sorelle, ieri vi siete recati davanti al portone della nostra Cattedrale portandoci un messaggio. Non recavate, chiaramente, un messaggio di gioia o di speranza, ma piuttosto di tristezza e di angoscia. Queste quattro parole non possono non ricordare l’incipit della Costituzione Apostolica Gaudium et spes. Essa ricorda in modo inequivocabile al popolo di Dio che la Chiesa si propone di fare intimamente propri i sentimenti di tutti gli uomini, compresi quindi i vostri, così come essi sono nel vostro cuore.

La Chiesa che rappresento dunque vi accoglie, così come siete, come Dio che è Padre ha accolto ciascuno di noi fin dal prima il concepimento.

Vi chiedo umilmente perdono per il fatto che alcuni fedeli, non ricordando queste parole e non comprendendo i vostri sentimenti (non sta a noi giudicare se per età, abitudine radicata non senza la responsabilità dell’istituzione che rappresento, o ancora per durezza mentale o del cuore) vi abbiano insultato. Senza sapere cosa facevano, essi hanno insultato Cristo stesso, affamato e assetato di ascolto, incapaci di ricordare un famoso brano dell’Evangelo nel quale sembra di leggere “ero omosessuale, risposato, anziano, senza fissa dimora, di colore, malato terminale o di aids, e voi non mi avete accolto…”. Per questa incapacità riconosciamo di avere una responsabilità noi pastori, e ringrazio il Signore per avervi ispirato questo gesto, forse ardito o estremo, per prenderne coscienza e per convertirci.

Vi chiedo anche scusa se la porta della Cattedrale vi è stata sprangata davanti. Nelle organizzazioni complesse non tutte le decisioni possono essere prese dal capo, e accade purtroppo che che alcuni delegati non riescano a individuare le scelte corretta da effettuare. Come capo me ne prendo la responsabilità e vi chiedo di perdonare questo evento, perchè esso non è stato voluto e non corrisponde alla nostra attitudine: la Chiesa mantiene spalancate le porte del suo cuore materno, ad imitazione dell’esempio di Maria, che accolse in se il Salvatore.

Possa a Dio, per intercessione della Madonna, la cui cara immagine veneriamo in questi giorni in Cattedrale, confortare chi fra voi ieri è stato oggetto di dileggio e di offese. Prego inoltre perché Egli si lasci incontrare con il suo perdono, sulla via della conversione del cuore, da chi, in questa nostra povera Chiesa, agisce, magari in buona fede, ma “secondo la carne e non secondo lo Spirito”, senza cioè abbandonarsi fiducioso a quella fede che, sola, può spostare le montagne, come il nostro Signore e Maestro ci ha insegnato. Pare impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio.

Fratelli e sorelle, grazie per il vostro dono, e pregate il Signore perchè aumenti la nostra fede!”

Stridono molto con queste mie aspettative le parole che il cardinale ha invece preferito scrivere nel suo comunicato stampa successivo alla manifestazione avvenuta:

“L’incivile gazzarra avvenuta ieri davanti al portone della Cattedrale, spalancato per permettere ai fedeli l’accesso per pregare davanti alla venerata immagine della Madonna di San Luca, resterà come una macchia che non si cancella nella storia luminosa e commovente dell’amore di Bologna verso la sua Patrona. Ieri la città è stata offesa. È stata offesa nel suo sentimento religioso profondo; un sentimento che davanti all’immagine della Beata Vergine sempre sa accantonare divisioni politiche e disuguaglianze sociali, ricomponendo il consorzio umano nella più profonda unità dell’amore orante a Maria. È stata offesa anche nella sua tradizione civile che ha sempre visto nella Madonna di San Luca il suo più alto vessillo identitario; una tradizione mai interrotta in 531 anni di discese della Venerata Immagine dal Colle della Guardia. È stata offesa nella sua virtuosa e permanente pratica della tolleranza e dell’ordine civico. Ed è tanto più grave che tale incivile manifestazione, nella quale sono state esibite persino scritte al limite del blasfemo, abbia avuto per protagonisti anche due deputati al Parlamento nazionale e alcuni esponenti politici locali. Come Vescovo di questa città, ritengo doveroso denunciare che simili episodi sono segno evidente di un degrado civico prima d’ora qui sconosciuto, e richiamare le autorità cui compete a far rispettare quelle regole di convivenza che la città e la Nazione si sono date per il bene comune. Invito i fedeli e tutti coloro che tengono tra gli affetti più preziosi quello per la Madonna di San Luca a pregare perché il Signore conforti chi – autorità ecclesiastiche e semplici fedeli – ieri è stato oggetto di dileggio e di offese, e perché Egli si lasci incontrare con il suo perdono, sulla via della conversione del cuore, da chi ha agito forse senza sapere quello che stava facendo.

Bologna, 18 maggio 2007

+ Carlo Card. Caffarra
Arcivescovo Metropolita di Bologna”

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One thought on “il Card. Caffarra e la manifestazione gay davanti alla Cattedrale

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