Welby, non fu omicidio di consenziente

Prosciolto Mario Riccio, il medico che staccò la spina


ROMA – Piergiorgio Welby aveva il diritto di chiedere che fosse interrotto il trattamento medico cui era sottoposto; l’anestesista aveva il dovere di assecondare questa richiesta dell’esponente radicale. Per questo il Gup di Roma Zaira Secchi ha prosciolto dall’accusa di “omicidio di conseziente”, con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”, Mario Riccio, l’anestesista che il 20 dicembre scorso interruppe la ventilazione meccanica aiutando Welby a morire.

«Oggi è stato ribadito tutto quello che già sapevamo, ovvero che il paziente può rifiutare le terapie, anche quelle salvavita. E soprattutto, che questo suo diritto può anche essere delegato a un’altra persona», è stato il commento di Mario Riccio. «La decisione di oggi – ha aggiunto – farà un pò da riferimento al cosidetto testamento di vita. Inoltre sono soddisfatto anche da un punto di vista personale. La vicenda aveva preso un decorso per me pericoloso, rischiavo 15 anni di carcere».
«Adesso il Parlamento faccia qualcosa per il testamento biologico. Lo chiedo con forza a nome di Piergiorgio», è la speranza di Mina Welby, moglie dell’esponente radicale.(Fonte: http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=707242016)

Vorrei ricordare che il Vicariato di Roma, nella persona del Card. Camillo Ruini, si era così espresso:

« In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica»

Anche il cardinale Ersilio Tonini si è espresso con le stesse parole, affermando che «il suo suicidio è stato concepito e realizzato con l’obiettivo di promuovere una legge sull’eutanasia».

I due Cardinali hanno sbagliato tre volte:

  • hanno giudicato, mentre il loro Superiore si era così espresso: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato» (Luca 6,37).
  • hanno giudicato frettolosamente, senza attendere il giudizio degli esperti, discostandosi stranamente dalla “biblica” lentezza di movimento dietro cui si trincera la chiesa romana
  • hanno giudicato in modo errato, usando la parola “suicidio”, che è inapplicabile per due motivi:
    1. Welby non aveva l’uso degli arti, non poteva togliersi la vita nemmeno volendolo fare
    2. anche in senso lato, intendendo suicidio come “eutanasia”: il medico non ha somministrato sostanze letali, ma semplicemente ha interrotto l’accanimento terapeutico.

Dovrebbero ora scusarsi tre volte. Ma non lo faranno.

Le parole di Tonini sono limpide come il diamante: Welby ha pagato per essersi posto “l’obiettivo di prouovere una legge sull’eutanasia”.
Per la chiesa romana lottare per le proprie idee, quando le idee sono diverse da quelle della chiesa romana, è peccato. Si può lottare per le idee della chiesa romana, e se non verranno usati mezzi ortodossi si chiuderà un occhio o tutti e due. Per il resto, bisogna obbedire con cieca fiducia.

Io no.

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2 thoughts on “Welby, non fu omicidio di consenziente

  1. sui “tre errori dei Cardinali” sono daccordo sul secondo e terzo. Non sul primo: non si può strumentalizzare il Vangelo con un versetto per poter sostenere le proprie idee: è troppo semplice e manipolatorio. Il Vangelo e la Bibbia in generale va preso tutto o nulla: non solo i “pezzetti che ci fanno comodo” di volta in volta.

    Non è vero che la chiesa non è chiamata a giudicare in fatti spirituali, anzi è proprio questa la sua missione: non può essere infallibile, ma certo è che i Santi si sono sempre sottoposti alla sua autorità anche quando questa sembrava o era evidentemente “sbagliata”.

    Tutti riconrdano sempre la citazione di Luca del non giudicare: vuol dire forse che tutti i giudici di professione sono dei peccatori? Certo che no! Bisogna capire in profondità il significato di questo verso, non strumentalizzarlo tutte le volte che ci fa comodo. “Non giudicare” vuol dire che il giudizio sugli altri non deve essere un pretesto per alleviare le mie proprio responsabilità di peccatore davanti al Signore: Non ha nulla a che vedere con il Caso Welby.

    Purtroppo nessuno ricorda mai quest’altro passo del Vangelo:
    “Ciò che legherete sulla terra sarà legato anche in Cielo, ciò che slegherete sulla terra sarà slegato anche in Cielo” (Mt. 18,15-35) il cui il Signore chiaramente da agli apostoli un mandato molto forte.

    Saluti

  2. Grazie, Fabrizio, per il tuo commento interessante ed educato.
    Ho una lunga esperienza di praticante cattolico alle spalle, e “non giudicare” l’ho sempre sentito interpretato così: si può (anzi si deve) giudicare (e condannare) il peccato, ma non il peccatore.
    Il principio mi sembra sano: in una vita degna di essere vissuta è necessario schierarsi. E’ sacrosanto che la chiesa, come qualunque organizzazione, prenda le sue posizioni: credo sia un utile punto di riferimento in questi tempi in cui tutto viene messo in discussione.
    Che si limiti però a giudicare gli eventi e le azioni, e non le persone.
    Nel caso di Welby, a parer mio, ha giudicato la persona, e non solo il suo “reato d’opinione” (lo Stato Italiano è molto più avanti in questo, avendo abolito questi reati da un pezzo).
    Non concedere il funerale è un messaggio fortissimo: praticamente tutti, nel nostro Paese, quando finiscono dentro una bara fanno un passaggio in chiesa!
    Rifiutare le esequie suona (anche se non è, ma così suona) il rifiuto alla pace eterna, al Paradiso. O quantomeno non è certo di buon auspicio, mi comprendi?
    Da Diritto Canonico non è certo una condanna all’inferno (la chiesa non condanna nemmeno l’altro ladrone, nemmeno Giuda, anche se i vangeli riportano una pesantissima frase di Cristo “sarebbe meglio per quell’uomo che non fosse mai nato”). Ma così viene interpretata dall’immaginario collettivo, che non si basa solo sul diritto canonico, ma sulle superstizioni, sulle leggende metropolitane, sui media. Ricordi il film “Dracula” (il più recente)? All’inizio del film, si vede il conte che torna dalla battaglia (una crociata?) e trova che la sua amata si è suicidata, credendo a un falso messaggio che lo dava per morto. Il pastore ortodosso nega il funerale, aggiungendo “si è tolta la vita: è dannata!”.

    La prassi di negare il funerale ai suicidi è restata in vigore fino a qualche decina d’anni fa, e se non erro veniva negato anche di essere seppelliti in terra consacrata.
    E’ normale che la connessione “rifiuto del funerale = dannazione eterna” sia molto radicata nell’immaginario collettivo.

    Questo i cardinali lo sanno bene, e vi fanno leva ogni volta che compiono un atto pubblico, un atto politico come questo. Formalmente è ineccepibile, con le parole possono magari dire il contrario, ma sanno cosa pensa la gente, e li faremmo troppo ingenui se pensassimo che loro non ne tegano conto.

    Nella forma, quindi, non hanno giudicato Welby e tu hai ragione. Ma nella sostanza lo hanno fatto eccome. Per il cattolico praticante e devoto, Welby è tutt’altro che un esempio da seguire: ne è l’opposto.

    Mentre Welby ha tutti i connotati di un martire: si è immolato per una causa di libertà, si è fatto silenziosa icona di sofferenza per 20 lunghissimi anni, solo per chiedere che la legge consentisse l’eutanasia. Non per se, quindi, ma per gli altri. Welby ha una statura morale almeno pari a quella di Giovanni Paolo II.

    L’errore dei due cardinali più importanti in Italia è gravissimo. Por fine all’accanimento terapeutico non è solo consentito dalla chiesa, è addirittura auspicato. Accanirsi a mantenere in ita un malato terminale, con macchine che ne sostituiscono anche solo una funzione vitale, è un peccato. Staccare le macchine non è solo consentito, è un atto di pietà che viene incoraggiato.

    Questo ha fatto Welby, ma tutta la curia romana, Papa in testa, ha finto di non accorgersene, ha finto di scambiare questo per eutanasia (anzi, addirittura per suicidio, affinchè le masse capissero ancora meglio la parola), nonostante ci fossero ben 4 macchine che tenevano in vita welby, e difatti appena staccate se n’è tornato al Creatore.

    Il rifiuto delle esequie non era legittimo! Tutta la curia romana ha mentito sapendo di mentire. Questo è un peccato mortale, va contro uno dei 10 comandamenti: “non dire falsa testimonianza”.

    L’hanno fatto a fin di bene? Saprai meglio di me che il catechismo vieta esplicitamente questo contegno: 1756 – (..) Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto; tali (..) lo spergiuro (..). Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene.
    Nessun cardinale, nessun vescovo si è dissociato.

    Allora … mi sono dissociato io.

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