Come NON dovrebbe funzionare la Ricerca Universitaria – parte 2

Il professore del Politecnico ha risposto alla mia missiva di alcuni giorni prima, che ho pubblicato in un precedente post. Devo ricredermi: credevo si limitasse ad essere uno degli ingranaggi del sistema. Credevo fosse rassegnato ad accettare controvoglia lo status-quo, per portare a casa lo stipendio. Invece no, lui difende il sistema. Ci crede.

Ecco le sue parole:

 

Caro Emanuele,

Il tuo concetto di Istituzione denota una crassa ignoranza, che merita una ulteriore serena spiegazione, insieme a quella di strategia già concordata.

Per comrpendere meglio il concetto di Istituzione Universitaria, prova ad andare in una qualsiasi delle belle Università della tua zona – magari quella dove ti sei laureato – e vai da un qualsiasi Professore, quello che ti sempra più autorevole e simpatico: proponigli di spendere mesi a studiare e comprebndere in dettaglio il meraviglioso mondo del Mobile Content e di dedicare qualche ricercatore full time a questa bella attività, in modo da poter poi diffondere la cultura di questo nuovo mercato in Italia ………………. evidentementre senza risorse finanziarie, visto il ruolo Istituzionale dell’Istituzione che rapprenseta (e mostragli bene l’articolo che mi hai inviato …. e che si trova nello statuto di qualsiasi Unoiversità)

Sono convinto che dalla sua risposta comprenderai un pò meglio il concetto di Istituzione universitaria.

Andrea

PS: quanto poco Istituzionale è il MIT di Boston, con i suoi 30 milioni di finanziamenti dalla imprese per supportare le loro ricerche in ambito ICT e della convergenza?

 

Ecco dunque la mia risposta:

 

Andrea,

 

sono più giovane di te, so che la mia esperienza e cultura sono assai limitate e mi scuso se ho detto e se dico cose che hanno urtato la tua o la vostra sensibilità, ben più coinvolta della mia negli ambiti che ho sollevato.

Mi rendo anche conto che sia troppo facile giudicare un sistema così malato come l’università italiana, colpito da denutrizione e da molti parassiti, virus e altre malattie correlate. Le minuscole sono per mostrare il mio disprezzo per l’università che ho conosciuto più da vicino: il cdl in informatica della facoltà di scienze dell’università di Bologna.

Ti assicuro che non sono così ingenuo da credere di avere in tasca la soluzione ai mali del mondo. Conservo però viva una speranza: se ciascuno si alzasse in piedi e desse voce al proprio idealismo, alla voce della propria coscienza, alla propria integrità, al proprio senso di giustizia e di verità, col coraggio di correre qualche rischio, porterebbe felicità e realizzazione innanzitutto nella propria vita, e sarebbe una luce per tutti gli altri. “Una luce nel buio brilla a molte miglia di distanza”. Molti possono poi seguire quell’esempio, e possono avvenire veri e propri miracoli.

I sistemi corrotti funzionano solo grazie all’omertà e all’accondiscendenza della maggioranza. Ma quando la maggioranza finalmente si sveglia e si decide ad aprire le finestre e fa entrare il sole, ciò che colpisce maggirmente è quanto fossero deboli. I mostri fanno paura solo finchè restano al buio!

Pensa al muro di Berlino: è crollato per uno stupido malinteso: un annuncio errato dato in diretta televisiva. Migliaia di persone si sono riversate ai checkpoint e hanno incominciato a oltrepassarli, così, semplicemente, e i soldati non erano pronti a fare una carneficina. I tempi erano maturi già da qualche mese o qualche anno prima, bastava solo che la gente si organizzasse. Molta più gente, dal lato Ovest, e molto prima, poteva organizzare qualcosa di simile, invece dimostrazioni come quella di John Running (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Berlino ) sono state tanto isolate da passare alla Storia. Senza quell’errore in TV la situazione avrebbe potuto, viceversa, protrarsi molti mesi o anni dopo il 1989, nell’indifferenza generale.

Io sono orgoglioso di essermi alzato in piedi, questa e altre volte, e mi auguro di poterlo continuare a fare in futuro e che altri si associno a me o prendano il mio posto, se qualcuno mi impedirà di continuare. Non ho mai detto di essere disinteressato: il principale motivo della mia protesta è stato il danno patito dalla mia azienda, e vado fiero di aver adempiuto al mio dovere, mettendo in gioco la mia faccia e la mia reputazione, facendo forse anche la figura del buffone. Ne vado orgoglioso.

Mi spiace di aver dovuto urlare in quel modo, ma nei due anni precedenti ho fatto lo stesso intervento con toni moderati ed educati, e le mie domande sono state totalmente ignorate. Mi scuso di nuovo per la maleducazione, ma non ho urlato per primo, e il video lo dimostra: Bertelè è stato il primo ad alzare la voce, con tanto di microfono, e con i suoi “Basta!” ha tentato di mettere il bavaglio alla verità. Ottenendo l’effetto opposto, per fortuna! (e sai con quanta soddisfazione me la rido???)

Entrando nel merito di quanto affermi, il fatto che un ente di ricerca riceva finanziamenti da aziende private interessate ai risultati della ricerca stessa è una prassi non solo legale, ma anche lodevole e da incoraggiare. Purchè ovviamente l’ente di ricerca, soprattutto se pubblico, non venga meno ai suoi doveri, ad esempio:

 

  1. renda disponibile pubblicamente i risultati completi delle ricerche condotte
  2. trattandosi di un Osservatorio: osservi in modo imparziale la realtà

Tu insisti nell’assimilare a questa prassi la condotta del tuo Osservatorio. Bene, ti chiedo:

  1. Avete diffuso pubblicamente il report completo o esistono dati aggiuntivi o “riservati” disponibili per chi ha pagato – o chi ha pagato di più?
  2. Può un Osservatorio essere imparziale se l’oggetto dell’osservazione sono le stesse aziende che l’hanno finanziato? Si può affermare che l’Osservatorio sia stato imparziale? Nel monopolio Mobile VAS (è un monopolio, non lo si può chiamare “mercato”!) ci sono palesi storture, non solo sul piano della legalità, tanto che l’AGCOM, massima Autorità sul campo, si è espressa in modo incontestabile in una delibera ufficiale che ho già citato nella prima mail.
    Come mai l’osservatorio non si è “accorto” di queste storture, in ben 5 anni di attività? Il motivo ce l’avete spiegato candidamente, in una conference call intercorsa qualche mese fa con altri dei destinatari di questa mail. Io e Gianmauro la ricordiamo bene! Perchè ora lo neghi?
    Avete censurato una parte del nostro box di presentazione, in cui affermavamo una verità incontestabile, cioè che siamo pronti a realizzare vari servizi VAS, ma che non abbiamo potuto farlo perchè tali servizi non sono stati ritenuti compatibili con le regole arbitariamente imposte dagli Operatori.
    Com’è possibile che in 144 pagine di report non appaiono nemmeno una volta le parole “monopolio”, “arbitrario”, “arbitrariamente”, “mercato chiuso”, “mercato aperto”, “barriere all’ingresso”, “soddisfazione” (dei clienti) eccetera? Non appare neanche un accenno relativo alla soddisfazione degli utenti, né alla percentuale di abbonati “inattivi” o “in sonno”, cioè quelli che pur pagando settimanalmente non fruiscono di alcun contenuto. Perchè queste gravi lacune? Se non sono lacune volontarie, da che pulpito predichi che “il mio concetto denota una crassa ignoranza“? Mi sembra più credibile pensare che questi dati sarebbero stati sgraditi ai vostri sponsor. Se così fosse, è vero che questo contraddirebbe essenzialmente la vostra finalità? Lo chiedo nuovamente: si può affermare che l’Osservatorio sia stato imparziale?

Non ci sono alternative: o avete lavorato in modo pulito e leale, cercando la verità e affermandola senza condizionamenti, coerentemente al fine dichiarato nel vostro Statuto, e allora, caspita, difendete il vostro lavoro, avete diritto di andarne fieri e orgogliosi. Oppure è vero quel che affermo io. Punto. Le mezze misure e le zone grige servono solo per mettere a tacere fittiziamente la coscienza dei deboli. Se non siamo nel primo caso, cessa di difendere l’indifendibile, perchè stai facendo fare una pessima figura ai professionisti che hanno lavorato con te, e che -ne sono sicuro- avranno faticato non poco a vivere la censura imposta sul loro lavoro. Mi piacerebbe che si scagionassero, raccontando la propria testimonianza e gli eventuali ricatti a cui si sono dovuti piegare.

Tu accenni al MIT, ma -a meno che la crassa ignoranza, di cui mi hai acccusato, non mi colpisca di nuovo- credo che il MIT non sia un istituto pubblico, mentre il Politecnico lo è, e fa una notevole differenza. Ma comunque, anche se il MIT fosse pubblico, o il Politecnico fosse privato, resta vero quel che ho affermato prima: un osservatorio finanziato dalle stesse aziende “osservate” non ha la minima credibilità, è solo un insulto ai professionisti che ci hanno lavorato sopra, e alla comunità dei destinatari a cui vorrebbe essere rivolto.

Finchè non denuncerete pubblicamente la situazione del mercato -potreste incominciare rispondendo alla consultazione pubblica AGCOM, dicendo le cose come stanno- le vostre iniziative continueranno a non avere la minima credibilità.

Andrea, avrei potuto usare parole più colorite, ma non le ho usate per non scendere anche io sul piano offensivo. Quello, infatti, è un piano su cui solitamente scende chi è stato punto sul vivo perchè, tipicamente, sa di avere torto.

Se però così non fosse, e se fossi io a vedere la realtà in modo parziale o distorto, sono ancora prontissimo a mettermi in discussione; mostrami i miei errori,

“dimmi ove sono e fa ch’io li conosca;
ché gran disio mi stringe di savere
se ‘l ciel li addolcia, o lo ‘nferno li attosca!”
(Dante, Inferno, canto VI)

Se invece nella sostanza la mia analisi è corretta,

“lascia, o signore, che il tuo servo vada in pace” (Vangelo secondo Luca 2,22) e terminiamo qui questa conversazione.

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