Una provocazione su come cambiare la scuola

Ho ricevuto questa mail:

“Anzichè fare una scuola privata bisognerebbe cercare di migliorare la scuola pubblica”

Intanto, aborro la “logica dell’anzichè“, dietro la quale si annida sempre una critica distruttiva e non fantasiosa. E’ molto più vincente la “logica dell’anche“, e ogni scuola privata può fungere da “laboratorio” per migliorare, nel tempo, la scuola pubblica, quando i risultati ottenuti siano in linea con gli obiettivi che la scuola pubblica si propone (formare l’uomo e il cittadino).

Comunque, per mostrare che non sono a corto di idee, ecco una proposta per una “utopistica” riforma della scuola pubblica. Il ministro che dovesse attuarla provocherebbe quasi certamente uno sciopero generale così convinto che lo obbligherebbe a dare le dimissioni. Ma già abbiamo assistito ad alcuni miracoli, come il divieto di fumo dai locali pubblici, che mostrano che quando alcune cose si vogliono con convinzione, si riescono a fare.

  • Arruolamento di docenti esclusivamente su base esclusivamente volontaria e gratuita. Una scelta presumibilmente fattibile solo da pensionati (penso soprattutto a dirigenti, professionisti, imprenditori, professiori universitari), ovviamente dopo il superamento di un esame per valutare la capacità didattica. Penso a tutte quelle persone che hanno ottenuto dalla vita i successi che desideravano, hanno raggiunto la pensione ma hanno ancora una gran voglia di ritrasmettere ciò che hanno faticosamente appreso, e sono quindi in grado di tradurre la “teoria” nella famosa “pratica”, in modo affascinante e appassionato, insieme ad una solida esperienza di vita.
  • Del resto, in tutte le grandi civiltà del passato l’insegnamento era affidato agli anziani! Del resto è evidente: chi ha più cose da insegnare? Chi sa tenere maggiormente il polso e la disciplina, in modo da creare la condizione di silenzio e di ascolto, necessaria per trasmettere la conoscenza? Non mi sto poi inventando niente di trascendentale!! Questo vorrei per mio figlio, non un neolaureato pieno di dubbi e di paure, che ha tutto da imparare e quasi nulla ancora da insegnare!
  • Questo sistema darebbe una seconda giovinezza a questi uomini e donne arrivati alla soglia della terza età, e potrebbe provocare una diminuzione del costo sociale degli anziani: è noto che una delle cause della degenerazione del fisico e della mente sia la solitudine, la noia, il senso di inutilità. Inoltre questo sistema libererebbe migliaia di posti di lavoro: quanti pensionati ci sono che continuano “in nero” la loro attività precedente, o che comunque occupano un posto di lavoro “perchè non vogliono stare a casa senza far niente”?
  • Per coprire il fabbisogno di 300mila docenti, basterebbero 2 pensionati su 100.
  • Rimozione dei docenti sulla base di valutazioni effettuate da studenti e genitori: pensionamento per chi ha superato una certa soglia di età. Una parte degli ex docenti trasferiti si troverebbe un nuovo lavoro (magari proprio scambiandosi con con uno dei pensionati che ha lasciato libero il proprio!), a condizioni economiche molto più interessanti, e potrebbe ritornare a insegnare al termine della carriera lavorativa. La parte residua può essere trasferita nelle pubbliche amministrazioni cronicamente a corto di personale, per rendere più efficienti i servizi resi ai cittadini.

In un colpo solo risaneremmo: la scuola (e di conseguenza la società italiana del futuro); una parte dei conti pubblici (è prevedibile un risparmio di almeno 10 miliardi di euro all’anno); una parte del problema degli anziani.

Spero di ricevere commenti di alto livello, di persone che hanno capito la provocazione, e non inutili commenti su aspetti marginali.

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4 thoughts on “Una provocazione su come cambiare la scuola

  1. a proposito di scuole…
    che ne pensi di quella steineriana?

    sto leggendo gli scritti pedagogicidi Steiner è sono interessantissimi.

    Ciao
    Luisa

  2. Non conosco bene i fondamenti dell’antroposofia di Steiner quindi non posso dare un parere fondato.

    A livello teorico mi piace molto il fatto che vengano rispettate le inclinazioni dell’alievo, anche se nutro dei dubbi che sia saggio farlo prima delle scuole superiori, come fanno nella Steineriana.

    Io incomincerei a differenziare il percorso scolastico verso i 14 anni, quando le inclinazioni sono già abbastanza definite.

    Un’altra questione su cui nutro dubbi (ma premetto che chi mi sgridasse dicendo “non sai di quel che parli” avrebbe ragione) è connessa a ciò ed è la disciplina: temo che lasciando tutta questa libertà ed autodeterminazione, si vada a discapito della disciplina.

    La disciplina invece secondo me è fondamentale impararla bene per vivere felici. Quindi finchè sei piccolo il “si fa così e basta” mi sembra fondamentale. Come è fondamentale che le materie si facciano tutte e bene. E’ l’età in cui si assorbe di più: va sfruttata. Se si accolgono i “non mi va”, temo che crescano dei “fricchettoni”, non degli adulti responsabili, consapevoli, capaci di scegliere, capaci di rinunciare a ciò che non è funzionale ai propri obiettivi.

    Nella mia scuola la disciplina e il rispetto delle regole convivrà perfettamente con la possibilità di personalizzare il proprio percorso di studi, concentrando gli approfondimenti sulle materie più inclini al proprio interesse.

  3. Premetto anche io che in realtà di steiner conosco ben poco, ho letto una settimana fa 2 libri (Arte dell’educarzione 2 e 3) in cui sono raccolte le conferenze e iseminari che teneva con quelli che sarebbero diventati i professori della prima scuola, la Waldorf.
    Però non mi è sembrato di vedere questo aspetto riguardo alla disciplina,anzi, mi pare che Steiner fonda molto su questa soprattutto per quanto riguarad alcune materie.
    Una disciplina che è più un orientare, tenendo conto della persona, più che un imporre. Invece che un “si fa così e basta” un “si fa così” e allo stesso tempo fornire, in un modo che sia comprensibile ed adatto per lo sviluppo proprio di quell’età, degli elementi che motivino.

    Comunque, al di là di questo, il suo pensiero per quanto riguarda l’educazione (su altre cose mi lascia più perplessa) è davvero interessantissimo.
    I libriche dicevo, anche se sono vulcanici, si leggono comunque molto bene ed in poco tempo, te li consiglio.

    riassumere, anche solo i principali, in un post mi è impossibile eppure vorrei almeno farti venire un po’ di curiosità perchè meritano.

    Ciao
    Luisa

  4. io ho letto a pezzi arte dell’educazione 1, ed è completamente fuori, come un melone. Parla di vita pre e post natale, civiltà post atlantidea, è un continuo di metafisica, pseudo-religiose, filosofia interpretata a modo suo… sembra molto di più un santone che un pedagogo.

    Mi è sembrato più che altro un gran semo (con rispetto), da questo libro. Sicuramente mi sbaglio, ma questa è la mia impressione.

    Tanto che il libro è già stato chiuso e archiviato in un angolo buio della libreria.

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