Mi son rotto i c*gli*ni dell’Authority della Comunicazione

A tutto c’è un limite.

AGCOM è l’autorità garante per le telecomunicazioni. E’ stata costituita nel ’97 dal Parlamento Italiano per regolare il mercato delle telecomunicazioni, dopo la liberalizzazione, e vigilare sull’effettiva concorrenza e trasparenza.

Ma AGCOM è stata garante della concorrenza e quindi degli utenti, o piuttosto dei grandi operatori??

Quella sui servizi a valore aggiunto (loghi, suonerie, oroscopi, concorsi, servizi vari in abbonamento, ecc) potrebbe entrare nel Guinness come una delle più grandi truffe mai architettate in Italia: 5 miliardi di euro, a danno di più di 30 milioni di persone. Più della metà dei cittadini italiani!

Le prove? Eccole:

  • La stessa AGCOM ha dichiarato, nella delibera n. 44 del 2007, che l’uso delle numerazioni che iniziano col numero 4 è stato “non corretto” e che su tale numerazioni andavano realizzati solo servizi “interni” e “correlati con le funzionalità di rete” e “che non necessitano di interoperabilità” mentre invece (“invece” è testuale di AGCOM) sono stati realizzati “servizi a sovrapprezzo”, senza rispettare in alcun punto le norme in materia (numerazione non disabilitabile selettivamente, assenza di trasparenza tariffaria, ecc). Qui c’è il link alla delibera direttamente dal sito di AGCOM. Pagina 16, in basso: inizio del capitolo 9.
  • Gli Operatori, attivando tali servizi su tali numerazioni non interoperabili fra i rispettivi clienti, hanno potuto gestire questo “mercato” in condizione di perfetto monopolio, vietato dalla legge, in quanto ognuno di essi era l’unico interlocutore con cui era possibile contrarre per raggiungere i clienti di sua pertinenza. In questo modo hanno potuto imporre condizioni assurdamente restrittive, mentre tutto ciò non sarebbe potuto accadere se i quattro operatori avessero offerto tale servizio in concorrenza fra loro, quindi su numerazioni interoperabili e accessibili da tutti gli utenti. Nota: monopolio, non oligopolio. Le numerazioni in decade 4, essendo “interne di rete” e non interoperabili, costituiscono di fatto quattro mercati separati, in cui ciascun operatore è monopolista assoluto.
  • Le principali condizioni restrittive imposte ai fornitori di servizi (in violazione della normativa antitrust) sono state e sono tuttora:
    • provvigioni superiori al 55% (contro provvigioni del 20% – 25% sugli altri servizi telefonici a valore aggiunto e del 2% sui servizi di pagamento elettronico come bancomat e carta di credito)
    • richiesti contributi di attivazione (da TIM) pari a 50mila euro per numerazione, senza alcun riscontro con altre numerazioni simili e senza tariffe ministeriali – non esistenti in quanto tale numerazione non è disciplinata!
    • minimi garantiti (chiesti da Vodafone) pari a 25mila euro con penali progressive in caso di mancato raggiungimento del minimo, pari alla differenza con il minimo imposto,
    • disattivazione del servizio dopo alcuni mesi di traffico inferiore alla soglia minima
    • riserva di chiudere il servizio in qualsiasi momento e senza preavviso, in spregio a qualsiasi investimento su di esso effettuato dal fornitore di contenuti
    • obbligo del fornitore di contenuti di dettagliare preventivamente il servizio da realizzare, senza alcuna garanzia di non divulgazione (quindi con forte rischio di perdere la proprietà dell’idea)
    • diritto di veto sull’attivazione del servizio
    • diritto di imporre il prezzo del servizio, da cui l’imposizione dello stesso prezzo per servizi simili (es. suonerie: prezzo fisso di 3 euro per tutti gli operatori e per tutti i fornitori di contenuti) impedendo così ogni concorrenza, a ulteriore ed evidente danno per i consumatori
    • valutazione insindacabile di altri criteri senza una riscontrabile motivazione, come la valutazione del piano pubblicitario (media plan) del singolo servizio.
  • Gli Operatori hanno deciso di volta in volta quali di queste condizioni applicare con i vari fornitori dei contenuti. Pertanto alcuni fornitori si sono trovati a beneficiare di condizioni più agevolate (es. provvigioni più alte, assenza di alcune condizioni restrittive…)

AGCOM, che come primo compito ha quello di vigilare sulle garanzie delle telecomunicazioni (da qui il suo stesso nome), in 7 anni (2001-2008) non si è mai pronunciata su tutto questo. Nel 2003 non ha incluso nel Piano di Numerazione Nazionale alcuna indicazione sull’uso di tali numerazioni e/o sui servizi a valore aggiunto via sms, ne’ ha mai sanzionato gli operatori per queste pratiche. A decine di potenziali content provider, come SMS.it, è stato reiteratamente impedito di competere in questo mercato e di portare innovazione e concorrenza.

Il comportamento di AGCOM, in questa e in quasi tutte le altre situazioni, mi sembra ben al di là dei limiti della decenza per un paese che voglia chiamarsi civile. Indipendentemente dal fatto che il motivo sia l’incapacità, l’inadeguatezza o l’ignoranza dei suoi commissari o l’eventuale collusione con gli interessi degli Operatori incombenti, o più di queste cose insieme, questo scandalo va portato con forza all’opinione pubblica e va risolto al più presto.

Sono il solo a pensarla così? Devo davvero andarmi a incatenare davanti alla sede di AGCOM sperando di ottenere un minimo di attenzione dalla stampa e dalla TV? Che altri sistemi ci sono per provare a far venire questi nodi al pettine?

Attendo suggerimenti prima di comprare un biglietto di sola andata per Roma. Spero ci sia copertura wireless, così posso lavorare da là.

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