Vasco: che delusione!

Caro Vasco, lunedì ho vinto un ingresso omaggio al tuo concerto, con tanto di invito all'”aftershow con la partecipazione dell’artista”.

Non avevo già il biglietto perchè gli amici mi han detto che su TicketONE c’era tutto esaurito dal primo giorno, altrimenti l’avrei preso a pagamento: stavolta volevo proprio venirti a sentire.

Due anni fa avevo provato a entrare al Dall’Ara, sperando

 di trovare qualche bagarino, ma i prezzi erano alle stelle. Quest’anno invece c’erano decine di bagarini che vendevano il biglietto a 15 euro. Forse erano finti? Forse, ma avevano la faccia tosta di stare davanti agli ingressi. E il controllo non era fatto in modo elettronico, quindi credo proprio si riuscisse ad entrare con uno di quei biglietti.

E mi ero sentito il concerto da fuori, aspettando che aprissero i cancelli ad Albachiara. Cosa avvenuta, ma solo alle note finali.

Meteo perfetto, gente sorridente, qualche ragazza con un’ubriachezza simpatica, insomma condizioni perfette. Sono anche riuscito ad arrivare praticamente sotto il palco. Bel palco, secondo le aspettative.

Inizio puntualissimo, nel tuo stile: è un segno di rispetto che i tuoi fan apprezzano molto. Vedo subito che sei in gran forma, sembri addirittura ringiovanito di cinque anni. Quasi che penso “è un sosia, non è mica lui!”. Ma la tua voce mi conferma che sei proprio tu. Voce pulita, fresca, forte. Anche questa è ringiovanita. Sembri anche molto lucido, molto sobrio, molto “naturale”. Ho pensato che finalmente avevi trovato un tuo equilibrio e avevi fatto a meno di prendere sostanze per rilassarti o per caricarti… o entrambe 🙂

Una canzone dal nuovo album, poi due, tre, quattro. Molti cantano, ma non tutti: non sono l’unico a non conoscere queste canzoni. Alcuni testi belli, altri un po’ banali e ripetitivi, ma in fondo quasi tutti con quel tuo qualcosa in più. Mi giro e vedo la gente sugli spalti. Tante luci e colori. Guardo il prato, là in fondo ci sono i tendoni dove si spilla e si servono piadine alla salsiccia, come una fiera di paese. E ci sono un paio di stand più piccoli con un’insegna luminosa, Tabacchi shop mi sembra. E’ possibile?

Ma aspetta un attimo. Ma cosa sto facendo? mi chiedo. Sono girato dall’altra parte al concerto di Vasco! Non sta bene. E ti riguardo, tu sei lì e canti. Ti togli il cappellino, lo giri dall’altra parte, lo tiri in aria, ti casca per terra, ci riprovi, lo riprendi, riprovi il movimento per confermare che sai fare il giochetto e ti viene almeno 2 volte di fila su 3. Ma perchè noto questi dettagli? Beh, perchè non sono ancora arrivate le canzoni che conosco io. Credo.

Accenni qualche canzone degli album precedenti, incominciando il viaggio indietro nel tempo. La gente applaude e canta. Io non ancora, non so perchè ma mi sento un po’ ridicolo a cantare “un senso”. Queste le conosco, ma non sono ancora “le mie canzoni”. Ho la pipì. Lascio il posto che mi ero conquistato e cerco un gabinetto. Bisogna tornare all’uscita. Arrivarci è facile e veloce: gli organizzatori hanno finalmente programmato in modo sensato gli accessi nel prato e quindi c’è un sacco di spazio per muoversi. Che bello essere uomini, non si fa mai la fila al gabinetto. Dopo due sgrullate (dalla terza è pippa), ritorno nel prato. Che bello essere qui, mi dico. Quando ero lì vicino ti guardavo quasi negli occhi, da qui sei solo un puntino, ma la musica si sente meglio e si domina meglio tutta la scena. Lo stadio pieno, il palco illuminato, la gente ondeggia, siamo tutti venuti qui a sentire te. E’ tutto perfetto, ma purtroppo manca ancora qualcosa. Qualcosa di importante credo, però. L’emozione. Mi accorgo in modo palpabile e lucido di questa mancanza. Cerco il perchè, e credo di trovarlo nel fatto che non è il mio primo concerto di Vasco, e non è il mio primo concerto in generale. Non c’è più il fascino della prima volta.  Forse. Ma so che fra poco mi saprai stupire in qualche modo. Ne trovi sempre una, tu: qualche cazzata, qualche frecciata a un uomo politico o a un altro cantante. Una cover (ti ricordi Generale?). Vasco sa sorprendere sempre il suo pubblico. Mi han raccontato che ai tempi di Punto Radio, quando facevi il DJ a Zocca, a volte andavi in sala con i Mammuth, gli scarponi da neve con il pelo fuori. Ed era luglio, e non c’era l’aria condizionata. Non te li mettevi per farti vedere -eri in radio, non ti vedeva nessuno!- ma semplicemente perchè perchè tu sei uno di quelli che “siamo solo noi”. Quella canzone è una carrellata che descrive la distanza fra te, la tua generazione (la nostra generazione, se mi permetti), e quella precedente, quella dei bigotti.

Quindi è solo una questione di tempo, mi son detto. Certo, mi sono anche detto, che scelta commerciale hai fatto. Guardo l’orologio, le 22.30. Siamo già a metà concerto, e sei ancora sulle canzoni “nuove”. Capisco che la casa discografica deve vendere gli album nuovi e un tour serve appunto per questo. Però dai Vasco, tu hai sempre fatto quel che pareva a te. Ed è già la seconda volta che ti cambi d’abito. Noi non possiamo sentire il tuo odore ma ci piace di più pensarti sudato e puzzolente. E di nuovo sembri il tuo sosia, sembri appena uscito dall’armadio con la naftalina.

Parte uno slego di chitarra, che sembra proprio l’inizio de “gli angeli”. Ma poi lo slego diventa più complesso. Gran manico sto chitarrista! Poi è la volta del sax, poi delle tastiere, con quell’ometto buffo con la barbetta arancione. Ok, è il momento per far sfogare i ragazzi, questo. Hai sempre dei gran musicisti – vorrei vedere il contrario. Anche l’assolo della corista, gran voce, fino a una scala con una nota davvero molto acuta. Peccato che gorgheggiava in inglese. Voglio vedere che faccia stai facendo, ti immagino che la prendi per il culo, che fai un gesto con la mano tipo “eeeeh!”. Devi avere una faccia buffa. Ma dov’è la tua faccia? Dove cazzo sei, Vasco? Vascooooo! Sei andato a fare la doccia? Sei andato a tirare di coca? Sei andato a cambiarti di nuovo? Cazzo, noi siamo venuti qui per te, Vasco, siamo al tuo concerto, e tu approfitti degli assoli per andartene dal palco? Elio fa il cretino quando Rocco Tanica slega. Mick Jagger non se ne va mica quando slega Keith Richards… Se ci arriva Elio, e se ce la fa Mick che ha 10 anni più di te, credo ce la dovresti fare anche tu. Per rispetto a noi.

Bene, se tu non ci sei, anche io vado a fare un giro, andiamo a sentire com’è la piadina alla salsiccia a questa strana fiera di paese. Buona. Voglio anche vedere da vicino questi tabacchini. Che diavolo ci fanno dei tabaccai qui, nel 2008, in un’epoca in cui si sta facendo una battaglia mondiale contro il fumo – che è un veleno, perchè fa male anche se non ne abusi, mentre altre sostanze, come l’alcool, la caffeina, ecc, sono dannose solo se ne abusi? Mmm… e che tabacchini strani, poi: vendono solo due marche, e i pacchetti sono in bella evidenza in teche illuminate, come se fossero gioielli di Bulgari. Che bei pacchetti poi: non me li ricordavo così belli. Mi è venuta quasi voglia di comprarli – anche se io non fumo. Ma ho pensato che se fumassi, proverei quelle marche lì.

E adesso che ci ripenso, a mente fredda, ho capito perchè li trovavo così attraenti. Non c’era scritto sopra quel messaggio funesto “il fumo uccide”: la grafica copriva l’intera superficie del pacchetto. Che sia legale o ai limiti della legalità, non mi sembra proprio che ti faccia onore, Vasco, avere invitato questa gente qui. E preso i loro soldi.

Toh, sei ritornato tu, e finalmente scherzi col pubblico. Ci siamo, forse. Intoni un paio di canzoni senza il fondo musicale e la gente ti va dietro. Intoni “certe notti” in maniera volutamente stonata e la gente accenna qualche fischio. E qui resto a bocca aperta: la mia mente ripesca il ricordo del racconto di un’amica che era andata a un altro concerto di questa tournee in un’altra città e mi ha detto che ti sei seduto, ti sei acceso una paglia e hai fatto un medley con tutte le vecchie canzoni.

Sono di stucco. Ora sta facendo esattamente la stessa cosa: dici: hai presente quando si fa un falò e la gente sta intorno con le chitarre e si cantano le canzoni? E hai seguito il tuo copione (il tuo o quello di qualcun altro?), con una svogliatezza che tentavi di mascherare con impegno. Il che mi ha fatto ancora più rabbia. Ed hai inscenato uno di quei soliti “finti unplugged” che speravo tu non ci avresti regalato, dove tutto è in realtà assolutamente pluggato, cambiano solo gli strumenti: al posto della batteria completa c’è solo la grancassa (elettronica, così basta portare solo il pedale e nasconderlo un po’), il basso un po’ pizzicato, seminascosto, due chitarre acustiche arrotondate in modo sapiente con tutti gli effetti elettronici disponibili, e anche i coristi, e addirittura la tromba. 

Comincio a capire che non ci sarà nessun colpo di scena, ma in realtà un colpo di scena c’è, preparato anche quello, ma è un colpo di scena che da te non me l’aspettavo. Compare la fatidica sigaretta che aveva notato anche la mia amica. Possibile che a tutti i concerti, quando fai l’unplugged, ti venga voglia di fumare? Come mai ci sono tutte queste inquadrature in primo piano adesso? Questa sigaretta è così bianca e si vede così bene. Il resto è squallidamente prevedibile. Forse addirittura troppo, anche per un qualsiasi altro testimonial del cazzo: te la accendi con voluttà, aspiri con un piacere che non ti si addice. Canti, e ogni tanto dai una tirata con gli occhi socchiusi. Neanche l’amore te lo vedo fare con gli occhi chiusi a te, Vasco. Io ti ci vedo col telecomando in mano, con il rewind, come canti tu. O con la paglia in bocca, ma di sbieco. Con il tuo solito sguardo un po’ schifato, distaccato. La tua non è una sigaretta, Vasco: la tua è una paglia, è “questa merda di roba che sto fumando”, è questo gusto in bocca, gusto in bocca, puah.

Per fortuna la tiri corta, arrivi ad Albachiara che non vedevi l’ora, e si vede, ma ti assicuro che non vedevo l’ora nemmeno io, perchè stavo appunto guardando l’orologio. E non ero l’unico. Tantissima gente intorno a me mandava i messaggini, telefonava, chiacchierava, mangiava, beveva. Anche vicino al palco. E non stavano parlando di te, sai. “Sono al concerto di vasco, dimmi pure”. Come a una di quelle tante feste dove non c’è niente da festeggiare e la gente è un po’ scazzata e non aveva forse nemmeno tanta voglia di uscire.

E prima di Albachiara dici proprio qualcosa di molto simile a: “mo adesso vi faccio questa qui che è l’ultima”. Che il significato è “tenetevi questa qui che sapete che si deve chiudere sempre con questa, che almeno c’è il vantaggio che dopo non mi rompete i maroni chiedendomi i bis”. Ma sarebbe stato molto più bello -e rispettoso- se ce lo dicevi così. 

Non mi hai fatto piangere. Non mi hai fatto ridere, tranne solo in un punto, quando hai intonato colpa d’alfredo con questo testo surreale, l’unica cosa carina di tutto il concerto: “E’ andata a casa con il negro la troia. La troia. Perchè era una troia. E mo allora me ne vado a casa anche io, vado a casa a piedi”.

Il concerto di Vasco, come me lo immaginavo io, è durato meno di 1 minuto. Per il resto è stato un concerto di un qualunque non-so-chi anonimo, che aveva la faccia tosta di imitare Vasco anche troppo bene.

L’anima, mancava. Ecco cosa mancava. L’anima.

Anche quando hai cantato “la noia”, dicendo che l’hai “composta tanti anni fa a 40 metri da qui, in via Porrettana. Vedi i casi della vita, alle volte”. Tutto qui? Credo che qualunque automobilista passato dalla Porrettana sarebbe stato più emozionante.

E poi, devi proprio cantare per tutto il tour quelle due uniche canzoni vecchie, La noia e T’immagini? Non si può variare un po’? Anche a costo di farle un po’ peggio, un po’ meno perfette. Almeno così ci sembrerebbe di essere ancora vivi. Per la perfezione distillata allo stato puro ci sono già i Pink Floyd: se siamo venuti a vedere te, ci aspettavamo qualcosa di diverso.

Anche quando hai salutato Massimino Riva, l’emozione ce l’abbiamo messa tutta noi, con quasi un minuto di applausi puri. Ma anche questo saluto era ovvio, previsto e prevedibile, e non sei riuscito a trasformarlo in niente di speciale. Ci hai solo interrotti dopo un po’. Potevi fare 100 cose diverse: lasciar spegnere gli applausi da soli e poi dire “tutto qui?”, metterti a piangere, sederti. Non lo so, te lo devo dire io cos’avrebbe fatto Vasco? Tutto tranne fare il Pippo Baudo. Sembravi un collaudato presentatore. Non Vasco.

Ho provato solo io queste non-emozioni? No di certo. Ho sentito commenti entusiasti, fatti col timbro “fantastico” “è sempre lui” “era in gran forma” “vasco è vasco” ecc. Ma erano tutti sbarbini, e il vero Vasco non sanno chi è, e non l’hanno certo incontrato stasera. Ma qualcosa si è rotto e non solo in me. Ad albachiara, di accendini accesi ce n’erano ben pochi. Spero perchè molta gente ha smesso di fumare, nonostante gli sforzi ineleganti di quella multinazionale. Spero per questo, e non perchè il costo del gas non valesse l’emozione. Io non avevo gas da risparmiare, ma ho risparmiato la voce: non ho cantato nessun pezzo con te.

 

Qualche parola sull’aftershow. La ala VIP dello Stadio era la solita sala vip, anche se non l’avevo mai vista. Il buffet era il solito ricco buffet. Unico commento da farte: ottima la salsa di soja. Tra poco arriva Vasco. Ottimo anche il maki quadrato. Solita la gente: arraffona e affamata, per poi lasciare i piattini con metà delle cose mezze masticate. Troppa gente, non selezionata: un casino. C’era un’area a parte dove sono arrivati gli artisti. Tutti tranne Vasco. Vasco arriva dopo. Autografi, gag. Ho chiesto al tuo tastierista se gli potevo tirare la barbetta arancione e lui ha acconsentito, dimostrando di essere un figo. Ho chiacchierato con alcune ragazze molto più interessanti del concerto. Vasco alla fine, prevedibilmente, non è arrivato. Alla faccia dell’aftershow con l’artista.

 

Sono passato dal Moretto in via San Mamolo e ho dovuto berci su. Mi sono sfogato con degli sconosciuti, ho offerto da bere, mi hanno offerto da bere. Alla fine hanno chiuso il locale, e ci siamo ritrovati lì, ovviamente tutti uomini. Uno ha detto “venite a me a giocare a Texas Hold’em?”. Non ci avevo mai giocato e aspettavo un’occasione. Guardo l’orologio, già le 3.30, era ora di andare a nanna. “Volentieri, proprio volentieri!” ho risposto. Almeno vediamo di dare una svolta a sta serata. Sembrava una scena di “regalo di Natale” di Pupi Avati, c’erano personaggi simili, se vogliamo. Ho imparato un po’ a giocare (alla fine è sempre Poker, ma con qualcosa in più e qualcosa in meno). Ho cambiato a due riprese 40 euro, quindi 80 in tutto. Ho vinto alcune mani, ho perso molte altre, alla fine ho perso tutto. Bella partita. Mi sono divertito, per lo meno, e ho risollevato la serata.

 

Vasco, hai avuto già tanti alti e tanti bassi, ma ti sei sempre ripreso quando tutti ti davano per spacciato, per imborghesito, per finito. 

Vasco, ti darò un’altra possibilità: te la meriti, perchè sei stato la colonna sonora della mia vita. Ti aspetto, torna presto quello che sei, non vedo l’ora di scrivere un’articolo, per riabilitarti.

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8 thoughts on “Vasco: che delusione!

  1. 1-Se dici che Vasco fa le sue canzoni non vedendo l’ora di arrivare alla fine vuol dire che non capisci proprio niente di quel che pensa Vasco.
    2-Di perbenisti in questo mondo ce ne sono già abbastanza non c’è bisogno che lo manifesti anche te su internet e rompi le scatole con le sigarette la cocaina di Vasco e la legalità ognuno è libero di fare quel che vuole a suo rischio e pericolo.
    3-Se Ligabue avesse fatto un gesto così nei confronti di Vasco sono convinto che non gli daresti così contro come stai dando contro a Vasco.
    4-Se pensi che nella scaletta ci abbia messo solo dei pezzi nuovi si vede che sei stato troppo in bagno perchè ne ha fatti 3 all’inizio poi è passato alla noia e ne ha fatti altri 3 al max di quelli nuovi successivamente poi è stato tutto un vecchio e più recente repertorio
    5-Pensi oltretutto che Vasco saluti così tanto per fare il suo grande amico Massimo Riva ma smettila dai.
    AMICO RICORDATI CHE L’ANIMA TI MANCA A TE…

  2. Il tuo resoconto mi ha lasciato piuttosto perplessa, più che altro si discosta molto dai commenti che ho ricevuto da altri amici che ci sono stati. A questo punto mi dispiace ancora di più non essere potuta andare a vedere di persona.
    Però mi sconvolge l’idea di sapere che ci sono state persone che si sono annoiate ad un concerto di Vasco, mi viene quasi da dire: sarà colpa di Vasco o era meglio che se questi ne andassero altrove a passare la serata?
    Perchè vedi gli spettacoli, quelli belli, sono fatti anche dal pubblico e se il pubblico non c’è l’artista si smorza, anche e soprattutto Vasco che, da come lo ricordo io dall’ultimo concerto a cui sono stata, è una vera macchina da stadio, si carica e si gonfia tanto e quanto il suo pubblico fa. Se mi dici che davanti aveva un pubblico moscio allora posso anche capire il suo distacco.
    Ma non posso pensare che Vasco si sia ridotto a fare la marionetta, no, non ci voglio nemmeno pensare perchè allora, veramente, non ci rimane proprio nessun sogno in cui credere…

  3. Senza offesa, ma vasco ha sempre fatto la marionetta.
    Emanuele, se il concerto non ti ha emozionato come in precedenza significa semplicemente che sei maturato.
    Tu stesso dici che erano soprattutto gli sbarbi ad esaltarsi…

  4. Il primo concerto di Vasco l’ho visto all’aula magna dell’I.T.C. J.Barozzi di Modena…. ai tempi di Punto Radio e di “Silvia”, e anche io, ragazzina, mi sono innamorata dell’azzurro dei suoi occhi.
    Poi l’ho rivisto 6 o 7 anni fa, sempre a Modena.
    Ma non era più il “MIO” Vasco.
    Ma io sono una che di concerti ne ha visti pochi, in generale, purtroppo…. e Vasco l’ho sempre amato. E vive nei poster nei cd nei libri che ha mia figlia, che di suoi concerti ne ha visti non so quanti…. il suo mito, come dice lei.
    Vasco è Vasco. E’ vero, e sarà sempre Vasco, purtroppo o per fortuna non so dirlo. Mi ha regalato emozioni, e ha fatto quello che si era prefisso “costi quel che costi”… l’ha fatto.
    Non so dire se è stato bravo o è da biasimare.
    Ma di una cosa sono fermamente convinta: che anche lui, come tutti, si arrabatta nella vita come può, che è dentro all’ingranaggio di quel che ha crato, e lui e solo lui fa i conti con se stesso… al suo livello, come ognuno al proprio… (e non credo sia qualunquismo).
    Credo che sempre,
    quando spogli chiunque dei suoi vestiti,
    e ti allontani un attimo per guardarlo dal fondo del prato senza essere abbagliato dalle luci e assordato dagli altoparlanti,
    specie se non hai più 15 anni e la vita ti ha tirato, poco o molto non importa,
    chiunque esso sia,
    lo vedi con occhi diversi,
    peschi nei ricordi sensazioni ed emozioni e le aspetti, le pretendi,
    e quando capisci che l’ingranaggio è diventato forse più forte del personaggio stesso,
    allora rimani deluso.
    Tutto qui.
    E credo che questo sia quello che ti è capitato.
    Ciao. Roberta

  5. mi trovi perfettamente daccordo.C’ero anch’io la sera del 19 settembre a Bologna!
    Non vedevo l’ora di entrare allo stadio:fino alle 22.30 ho cantato forse mezza canzone,ehhh!!..l’album nuovo(va bò ho pensto “mea culpa!)…ma lo show continuava e io stavo lì ad aspettare…ad aspettare un’emozione che non e’ mai arrivata.
    Bravo!vasco e’ quello che accenna alfredo con la troia e che se ne va via con loro…
    Beh,ti rendi conto che a causa di quel non so che di scoglionamento sono uscita quando ancora alba chiara non era finita….uscita dallo stadio ho pensato:”Bo!”,”perche’ho preferito uscir prima per evitare la fila??,c’e’ Vasco sul palco!!!!”
    Aspettando che ritorni quello vero ti salutooooo!

  6. Ciao, leggo tutto questo con anni di ritardo, ma ho dovuto aspettare una notte che non ho voglia di dormire (e nella quale posso permettermi di non farlo) per andare in giro a leggere cose sul web.
    A me di Vasco non me ne frega niente ma ci tenevo a scrivere che mi sono divertita tantissimo a leggere il resoconto della tua serata al conceto. Grazie per le risate.
    8r8c

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