Peggio degli struzzi

Gli italiani hanno il grave difetto di cui sono ingiustamente(*) tacciati lo struzzi: nascondere beatamente la testa sotto la sabbia senza vedere pericoli o le catastrofi incombenti.

Mi sembra eccezionale la placida serenità con la quale i miei connazionali, del presente e del passato, sanno vivere sotto a un vulcano che aveva già dato segnali di eruttare, o in case pericolanti o comunque non antisismiche, o nelle golene di fiumi – costruite per contenere eventuali esondazioni e in cui c’è ovviamente il divieto di costruzione più assoluto.

Il bello di tutte le catastrofi italiane è che sono sempre state ampiamente annunciate, e tutti sapevano tutto. Nei noti esempi a cui ho accennato, la macchina burocratica era stata addirittura in grado di emanare per tempo leggi, sempre bellamente ignorate.

Da quando ero bambino, ho sempre visto chiudere la stalla sempre solo dopo che era scappato l’ultimo bue.

 

La “rottura del sistema” a cui stiamo assistendo -ben peggio di una “normale” crisi economica- era ampiamente e annunciata da molto tempo. Ma ognuno ha continuato a fare la sua vita.

Trovo ridicolo accusare la classe dirigente (che ha comunque, ovviamente, le sue fortissime responsabilità) quando per primi non si è in grado di gestire la propria vita e le proprie finanze.

La crisi americana, e fra pochi anni quella europea, è conseguenza diretta dell’incapacità (e quindi dell’incoscienza) con cui la gente comune amministra le proprie finanze, e di un sistema economico che fa perno proprio su questa ignoranza.

La maggior parte della gente è convinta di sapere come spende i propri soldi, ma non ha mai fatto un bilancio annuale delle entrate e delle uscite, con una congrua classificazione. Non l’ha mai fatto perchè non lo sa fare, nonostante tutti gli strumenti necessari vengano tuttora insegnati alla scuola dell’obbligo.

Ignorando come calcolare la propria reale disponibilità finanziaria (al netto degli impegni di spesa già contratti, ad esempio), sono beatamente convinti che la propria disponibilità equivalga alla disponibilità di conto corrente e dunque spendono -senza saperlo- più di quanto possiedono, senza risparmiare per far fronte agli imprevisti che la vita sempre riserva.

Fanno finanziamenti per andare in “vacanze” che sono più stressanti del loro lavoro, o per comprare un telefonino che costa come uno dei propri stipendi mensili (!!!), o un televisore al plasma per inebetirsi meglio; spendono 5 euro al giorno in gratta e vinci (bruciando un’altra mensilità all’anno), altrettanto in una dose di catrame per i propri polmoni (altra mensilità annua), il doppio in telefonate (altre due mensilità annue), per blaterare inutilità con le solite due o tre persone che si trovano a pochi chilometri di distanza, bruciano 50 euro per “divertirsi” nel finesettimana (altre due mensilità). E così via. E poi hanno il coraggio di dire che gli stipendi sono bassi, e di stupirsi che è arrivata la crisi. E di borbottare contro la classe dirigente.

Ma appena qualche politico prova a fare qualche riforma intelligente o necessaria, scendono in piazza per protestare.

 

*Nota naturalistica – Ho letto che gli struzzi in realtà non nascondono affatto la testa sotto la sabbia, è solo lo sguardo (miope?!?) di chi li osserva da molto lontano ad aver diffuso questa leggenda. Cfr. Wikipedia

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7 thoughts on “Peggio degli struzzi

  1. Temo che tu, stavolta, abbia toppato.

    In primis, se uno non sa gestire le proprie finanze, danneggia soltanto se` stesso. Se un dirigente non sa gestire le finanze dell’azienda per cui lavora, danneggia tutti quelli che da essa dipendono.

    In secundis, gli stipendi, messi a confronto con il costo della vita, sono effettivamente molto bassi.

  2. “toppato” no, a meno che tu non possegga la Verità Oggettiva.
    Grazie comunque aver aggiunto “stavolta” 🙂

    Non concordo con entrambe le tue affermazioni, Roberto.

    Se uno non sa gestire le proprie finanze, non danneggia solo se stesso, ma la propria famiglia, le persone che eventualmente decidono di aiutarlo, e in piccola misura la collettività, se devono intervenire servizi pubblici (assistenziali, sociali, sanitari) per sopperire a sue necessità, a cui avrebbe potuto e quindi dovuto provvedere autonomamente.

    “Gli stipendi messi a confronto col costo della vita sono molto bassi” è una frase che, sebbene demagogicamente suoni molto bene e sembri vera, è in realtà un’assurdità.

    “Gli stipendi”: quali? quelli dei manager, degli operai, degli insegnanti, dei medici?

    “molto bassi”: rispetto a cosa? agli altri paesi d’europa? o al resto del mondo? o rispetto ai desideri indotti dalla pubblicità?

    “costo della vita”: cosa significa esattamente? Il costo della vita comprende solo i bisogni primari umani (cibo, vestiario…) o anche tutti i bisogni superflui, indotti dalla pubblicità?

    Chi è causa del suo mal dovrebbe piangere se stesso, e non prendersela con “gli stipendi troppo bassi”. Un esempio, volutamente provocatorio: chi non sa fare i conti e non sa pianificare, prende decisioni orientate al breve termine (miopi, per l’appunto!) e ad esempio sceglie di acquistare elettrodomestici che hanno un costo immediato inferiore, anche se hanno un costo di utilizzo più alto. Non rendendosi conto che perde il vantaggio iniziale nel giro di pochi mesi, trovandosi, dopo, a pagare molto di più.

    Il modo per fare i conti l’hanno insegnato a scuola, ma questo furbastro ha preferito cazzeggiare e giocare a battaglia navale piuttosto che imparare a far di conto.

    E vale, a mio avviso, l’ammonizione di Mastro Ciliegia nel paese dei balocchi nel grande libro di Collodi: “Perchè ora state lì a piagniucolare? A non studiare, asini siete diventati! Cosa pensavate di diventare, dottori?”

    Chi ha studiato, sa fare affari molto migliori di chi non ha studiato. E gli affari si fanno prima di tutto acquistando bene! Sono gli stipendi a essere bassi, o è basso l’acume di chi non sa spendere i propri soldi per raggiungere i propri obiettivi?

    E se gli asini sono in numero così debordante, pensi che danneggino solo se stessi o anche le performance dell’intero paese? Come fa una squadra a essere vincente se ci sono un sacco di brocchi?

    Si può continuare all’infinito: su che base la maggioranza vota un governo o un altro? Sulla base dei programmi che garantiscono più stabilità e prosperità a lungo termine (anche a costo di necessari sacrifici a breve termine) oppure, al contrario, credendo alle promesse da Mastro Ciliegia, sulla scia dell’insoddisfazione per i sacrifici imposti dal governo precedente, fino ad arrivare alla telegenicità di uno o dell’altro candidato premier??

    Per invertire la tendenza basterebbe mettersi a studiare. Un’ora di lezione costa molto meno di un’ora in discoteca, e i libri costano ancora meno.
    Ma immaginare il popolo italiano che spegne la TV e si mette a leggere, suona veramente come la più assurda delle utopie!

    E’ in questo scenario che si innesta il mio progetto di aprire una scuola, in cui imparare sia piacevole e stimolante. Se il modello funzionerà, genererà felicità, e la felicità, si sa, è contagiosa: magari sarà seguito da altri e si allargherà a macchia d’olio. Anche questa è quasi una utopia, ma su quel “quasi” io punto la mia speranza.

  3. Che dire Lele? Sarà vero che si stava meglio quando si stava peggio?
    Paradossalmente siamo un popolo di egoisti che xò si preoccupa troppo spesso dell’opinione che gli altri hanno di noi, e x non deluderli dobbiamo restare al passo con i tempi, il cellulare nuovo, le fanghe nuove, i gins, 7€ x un pò di campari mischiato con un goccio di vino e 2 tartine…
    Diciamo che siamo un pò troppo superficiali, come tu stesso sostieni. E presuntuosi.
    Sarebbe davvero bello riuscire ad avviare una squola in cui gli alunni imparino ad usare la propria testa divertendosi. E ragionando.

  4. Beh, io spero che di quel “saper fare di conto” insegnatomi alle elementari qualcosa sia rimasto…
    Certo, gli stipendi saranno anche bassi, ma come mai con mia moglie riusciamo a metterne via praticamente uno al mese? Certo, ancora non abbiamo figli, ma non siamo neanche tutte le settimane in discoteca o al ristorante (anche se una sera alla settimana “folleggiamo” col take away cinese) e comunque qualche “voglino” di tanto in tanto ce lo togliamo: un giro in fiera per me, una borsetta per lei, un anniversario al ristorante con gli amici…

    Certo, il mio cellulare ha oramai 5 anni … L’iPhone sarà anche bello (se piace), ma mi sembra stupido spendere tanto per un telefonino quando con molto meno ci si può prendere (avendone proprio bisogno: se il vecchio funziona ancora perché cambiarlo?) un telefonino decente ed un portatilino adeguato per quando si debba proprio navigare in movimento. Ed un cellulare “base” di solito ha pure la batteria che dura qualcosina di più 🙂
    Fare spegnere la TV è impresa pressoché impossibile: addirittura i reality aumentano l’audience… 😦

    @tortellino: sQuola ? 🙂

  5. Nessuna pretesa di verità oggettiva; non ho aggiunto “secondo me” davanti ad ogni frase, ma del resto non l’hai fatto neanche tu, ed è ovvio che ognuno stia soltanto esprimendo il proprio punto di vista.

    Considero la famiglia come parte della propria cerchia più ristretta e quindi assimilo danneggiarla a danneggiare sé stessi, mentre non conto tra i danneggiati coloro che decidono di aiutare: hanno scelto liberamente di farlo. I danni alla società sono troppo remoti e troppo opinabili per essere analizzati: ognuno ha la sua idea di cosa siano e di come vengano causati.

    Dovresti seriamente provare a vivere con uno stipendio di circa 1200 euro al mese e un contratto perennemente a termine dovendo mantenere l’affitto di un monolocale (niente di che, diciamo 40 metri quadri), il cibo, le bollette e gli spostamenti.
    Per “stipendio” intendo questo (e c’è di peggio, non sono stato neanche tanto basso) e per “costo della vita” intendo il cibo, i vestiti strettamente necessari, l’affitto, le bollette, i costi per spostarsi dalla casa al lavoro e poco altro.

    Il discorso sugli investimenti a medio termine non fa una piega, ma personalmente mi sono trovato più volte nella situazione di non potermi permettere di pagare quella minima somma in più che mi avrebbe permesso di risparmiare più avanti, e il fatto che chi di soldi proprio non ne ha si trovi a spendere più per la vita di tutti i giorni di chi invece ne ha abbastanza per fare quel minimo investimento è una cosa che ho sentito spesso da altri miei conoscenti e che ho perfino visto analizzata in un libro. Siamo capaci tutti di capire che un abbonamento all’autobus ci conviene di più che comprare il biglietto tutte le volte, ma potersi permettere di tirare fuori la somma di un abbonamento tutta in una volta, per molta gente là fuori, è meno banale di quanto tu creda.

  6. Ok Roberto, grazie per la tua analisi.
    Io continuo a pensare però che il fattore sia culturale. Non ne faccio una colpa ovviamente, perchè nessuno rifiuta una cosa utile sapendo che è utile, quindi chi non ha approfittato adeguatamente degli strumenti culturali che la scuola offriva, molto spesso non era nella condizione di poterlo capire.
    Ma ho avuto la fortuna di avere bravi professori (insieme ovviamente a professori più mediocri), che si sono sforzati potrei dire in ogni modo per motivare ragazzi che, principalmente per pigrizia, hanno scelto la strada più breve e quella che consideravano più “furba”: sbattersi di meno e mirare al 6.

    Se hai sufficiente cultura, anche partendo da risorse limitatissime, fai i conti e scegli come muoverti, e ti muovi meglio rispetto a muoverti a vista.

    Esempio: hai un posto di lavoro a mezzora di autobus da casa tua. Nello scenario uno, non hai i soldi per l’abbonamento, quindi prendi il biglietto ogni giorno. Nello scenario due, fai una botta di conti e scopri che con l’abbonamento annuale spenderesti la metà. Bene, ti alzi 1 ora prima per 15 giorni e vai a lavorare a piedi. Con i 30 euro risparmiati compri una bicicletta. Vai a lavorare per 6 mesi in bicicletta, mettendo 2 euro al giorno in un salvadanaio. Dopo 6 mesi hai i soldi per l’abbonamento annuale. Ogni giorno metti via 1 solo euro e dopo 1 anno avrai i soldi necessari per rinnovare l’abbonamento annuale.

    Io usando questo meccanismo, mi son fatto dare dai miei genitori i soldi della gita scolastica di quinta, alla quale ho rinunciato, e investendo 500 euro nel 96, ho fondato un’azienda che adesso vale almeno 4 milioni. Creando 20 posti di lavoro.

    Ho avuto il culo di avere una mente molto creativa, è vero. Ma considera che la maggior parte delle persone intorno a me mi ha sempre emarginato anzichè valorizzarmi, perchè avevo sempre idee diverse dagli altri e quindi risultavo un gran rompicoglioni.

    Quasi tutte le persone che io conosco con situazioni simili a quelle dipinte da te, con il monolocale da 40 metri quadri e 1200 euro al mese,
    hanno un telefonino da mille euro, lo schermo al plasma, un sacco di cazzatine inutili e le cose che ho scritto nel post.
    Comprando queste cose hanno saziato effimeri bisogni immediati (bisogni indotti dalla TV). Con la stessa spesa, integrando magari con qualche prestito oculato, avrebbero potuto fare gli investimenti che ora pensano di non potersi permettere – e se si sono indebitati in cazzate, effettivamente difficilmente si possono permettere, ora.

    Ma si può sempre tornare indietro, basta solo volerlo. Il primo passo è vendere la TV, secondo me: che non fa guadagnare neanche un euro, crea nuovi bisogni effimeri, distrae dagli obiettivi reali, ruba tempo prezioso.

    Poi fare un bel bilancio delle proprie spese, definire gli obiettivi e le priorità e ridistribuire le proprie spese in modo da raggiungere quegli obiettivi.

    Per farlo, basta solo volerlo fare e una buona guida.
    Io ho già guidato alcune persone in questo percorso che hanno ottenuto risultati eccellenti.

  7. Quello che tu dici Lele è condivisibile, ma mi pare di vedere un pò troppo il vil denaro come centro di tutto. Bilancio, guadagno, risparmio, spese. Nella vita c’è altro. Soprattutto altro. E sò, x quel poco che conosco, che tu questo lo hai ben chiaro.
    Tornando al post, un conto è sapere spendere i pochi spiccioli dello stipendio, e fin quì ci arrivo anche io. Altra cosa è sapere far fruttare 500 euro (cito il tuo caso) arrivando ad aprire un’azienda come sms.it. Lì ci vuole non solo cultura ma anche “sbuzzo” (e sono pochi quelli che ne hanno come te) ed una buona dose di fortuna

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