Sulla dignità della prostituzione e della sua fruizione

Un amico giornalista, Giovanni Panettiere, scrive in una mailing list a cui sono iscritto:

Come sapete un paio di giorni fa a Bologna è stata uccisa una prostituta, CHRISTINA IONELA TEPUR. E’ successo nel quartiere Borgo Panigale che è ad altissima concentrazione di lucciole. (…) è inaccettabile che ci siano ancora tante ragazze sulle strade, alla mercè di maniaccia e di clienti capaci di usarle e, purtroppo, anche di ucciderle; è inaccettabile in una città civile e democratica dover assistere a una tragedia di questo tipo. (…) vogliamo far sentire la nostra vicinanza a queste donne inchiodate al legno ogni sera ai bordi delle strade per soddisfare le bramosie del basso ventre di uomini che vedono nella figura femminile uno strumento di piacere.

In seguito aggiunge:
Ho scritto un pezzo sul Resto del Carlino Bologna sulla fiaccolata di ieri sera in ricordo di Christina, in ricordo di una ragazza uccisa dal maschilismo più estremo. Quello che vede la donna solo come strumento di dominio sessuale.

Contesto risolutamente questo approccio.

La ragazza è stata uccisa da un ragazzo violento e squilibrato, non dal maschilismo, e se si decide di prestare fede al racconto unilaterale di lui, il fatto è stato una reazione -esagerata, ingiustificabile, da condannare e punire nel modo più forte ed esemplare- ma comunque una reazione a una offesa ricevuta, offesa (se è avvenuta come descritto) che resta comunque pesante e gratuita, secondo la mia sensibilità.

Scrivi:

è inaccettabile che ci siano ancora tante ragazze sulle strade, alla mercè di maniaccia e di clienti capaci di usarle e, purtroppo, anche di ucciderle;

Ciò che io ritengo inaccettabile è che tu metta sullo stesso piano i clienti, i magnaccia e gli omicidi.
Ciò che ritengo inaccettabile è anche che in Italia non ci siano bordelli, che tutelerebbero le ragazze contro eventuali raptus di violenza dei clienti ma soprattutto dalla violenza di sfruttatori e papponi, limitando inoltre la diffusione di malattie veneree e tassando equamente queste prestazioni.
Conosco abbastanza approfonditamente l’esperienza olandese, che riporta i seguenti successi: 

  • controllo ginecologico settimanale delle professioniste, che se contraggono virus a trasmissione sessuale vengono curate immediatamente e poste in “quarantena” fino a guarigione. Questo ha praticamente debellato alcune malattie come la candidosi, i condilomi e il papilloma virus, uno dei fattori di rischio maggiori per il cancro all’utero
  • assistenza psicologica costante delle professioniste per accertarsi che siano volontarie e non vengano sfruttate
  • efficace repressione dello sfruttamento: a eventuali sfruttatori sono applicate pene severissime: questo ha disincentivato fortemente e praticamente debellato questo fenomeno.
  • zero prostituzione nelle strade, con vantaggi per la sicurezza della circolazione e per il decoro cittadino

è inaccettabile in una città civile e democratica dover assistere a una tragedia di questo tipo.

E’ la violenza a essere inaccettabile.
Tu ce l’hai chiaramente con la prostituzione in quanto tale, e cerchi di strumentalizzare questo episodio triste (che non mi sembra onesto definire tragedia, tranne che per i parenti e gli amici intimi della vittima). Questo è ridicolo quanto lo sarebbe strumentalizzare un incidente automobilistico in centro per chi lotta per un centro storico pedonale, o un incidente su una preferenziale per chi lotta per l’abolizione delle strisce preferenziali. 

Sarebbe molto più onesto intellettualmente ammettere: “se fossero esistiti i bordelli, questo episodio non sarebbe successo“.

Visto che tiri fuori la democrazia, ti ricordo che la prostituzione è legale per volontà democratica, e lo è stata da prima che l’Italia fosse unita o fosse una repubblica, lo è in una gran parte di mondo e lo è stata da sempre, a memoria d’uomo. Vox populi…

…vogliamo far sentire la nostra vicinanza a queste donne inchiodate al legno ogni sera ai bordi delle strade per soddisfare le bramosie del basso ventre di uomini che vedono nella figura femminile uno strumento di piacere.

Retorica dozzinale e ipocrita da resto del carlino…

La prostituzione è un’attività commerciale che resiste nel tempo e nello spazio, a prescindere da quanto il potere costituito talora tenti di impedirla. Ogni attività commerciale esiste, per definizione, quando esiste un suo mercato, cioè quando esiste una domanda e una offerta.

La domanda è alta poiché l’appagamento del bisogno sessuale è uno degli istinti più forti, non solo degli esseri umani ma di tutti i mammiferi, alla stregua della fame, della sete, del riparo dal freddo, della conservazione della libertà e della vita.

L’offerta di prostituzione è alta perché è un’attività molto lucrosa rispetto alla maggior parte delle attività, e non richiede particolari barriere all’ingresso.

Nella maggior parte dei paesi ad elevata civilizzazione (Italia inclusa) essa è lecita, mentre è generalmente illecita ovunque l’attività di sfruttamento della stessa. Questo assetto normativo è pressoché costante fin dagli albori della nostra civiltà.

Ancora: il fatto che la prostituzione sia quasi solo femminile (quella maschile, rivolta a pubblico femminile, rappresenta meno dello 0,01% del fenomeno) non ha nulla a che fare con il maschilismo per due ordini motivi di tutta evidenza:

1) La clientela maschile è trasversale: non dipende da fattori culturali, di reddito, di età o di attraenza fisica. Dipende solo dalla diffusione del bisogno di appagamento sessuale, che è distribuito in modo pressoché uniforme, tanto negli uomini quanto nelle donne. C’è però una evidente disparità fra donne e uomini: la grandissima maggioranza delle femmine umane può trovare un partner per l’appagamento delle proprie pulsioni e “bramosie” con estrema rapidità e necessità di alcun esborso economico; per i maschi invece non è così.

Questa disparità è dovuta al fatto che i mammiferi di sesso maschile nella loro condizione standard sono predisposti e disponibili all’accoppiamento, mentre per i mammiferi di sesso femminile è vero l’opposto. Se avessero un semaforo, la luce della disponibilità all’accoppiamento per il 99% dei maschi sarebbe verde, mentre per il 99% delle femmine sarebbe rossa.

Il desiderio sessuale inappagato è condizione per l’insorgere della domanda di prostituzione: ecco perchè questa domanda è essenzialmente maschile; per quanto riguarda le donne, tale condizione è limitata a casi molto particolari.

L’esistenza di questa disparità fra maschi e femmine è dimostrata, fra l’altro, dalla diffusione dell’offerta di prostituzione femminile in tutte le epoche, a tutte le latitudini e in tutti i contesti culturali. Le transazioni economiche con lo stesso grado di trasversalità culturale riguardano essenzialmente gli altri bisogni universalmente umani. Questo a mio avviso dimostra che la prostituzione ha lo stesso grado di dignità di qualsiasi altra transazione economica volta a soddisfare un bisogno umano.

Se non esistesse questa disparità, viceversa, la prostituzione potrebbe esistere, ed esisterebbe da sempre, solo come fenomeno marginale destinato esclusivamente a categorie protette.

La domanda è dunque totalmente maschile.

2) Per quanto riguarda l’offerta, essa è pressochè totalmente femminile, per motivi essenzialmente tecnici: le donne possono compiere atti sessuali ripetuti, sostituendo al desiderio un po’ di lubrificante.

L’offerta è pressoché del tutto femminile.

 

Un’ultima provocazione intellettuale: la condanna morale della prostituzione, come del resto quella all’eutanasia, è strettamente connessa con la sacralizzazione del corpo, che non ha base laica, ma solo base religiosa, in quanto tale non compatibile con uno Stato laico, ma solo con uno Stato fondamentalista.

Cercando di ragionare senza l’influenza di paradigmi culturali che si propongono come assoluti ed eterni (pur contro ogni evidenza), trovo faticoso percepire la “mercificazione del corpo” con minore dignità rispetto alla “mercificazione della mente” o “mercificazione della propria attività fisica” ecc.

 

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