Sul crocefisso e la sentenza europea

Ho letto questo articolo di Travaglio dove il giornalista difende (e la cosa stupisce) il crocefisso.
L’istinto di “seguire il branco” è scritto nel nostro DNA, ed è forte (e antropologicamente innegabile) come l’istinto a succhiare dalla mammella, l’istinto all’accoppiamento sessuale, l’istinto all’autoconservazione, ecc.
Tranne pochissimi individui meno proni a questo istinto (di solito fanno gli emarginati oppure …i capibranco), per tutti gli altri vale la regola generale: se il proprio branco dice che “è vero”, chi appartiene a quel branco sente che è vero, con ogni fibra del proprio essere. Vox populi, vox dei!
Quando senti che è vero, sei disposto a qualsiasi cosa, compreso uccidere e morire, per quella verità. Vedi i milioni di soldati di ogni guerra, in ogni paese.
In India il sistema delle caste e la credenza nella reincarnazione sono concetti radicati esattamente come da noi lo è il crocefisso.
Da noi è impossibile estirpare in poche generazioni la tradizione culturale del crocefisso, come da loro è altrettanto impossibile estirpare il sistema delle caste, che per noi (che ne siamo immuni) è quanto di più disumano si possa concepire.
Per chi non lo conosce, funziona così: i poveri, gli storpi, gli invalidi, i lebbrosi -e ovviamente i loro figli- sono in tale condizione perchè stanno pagando le colpe delle proprie depravazioni morali attuate nelle vite precedenti. Sono persone che hanno provocato sofferenze indicibili al prossimo, pertanto si meritano ogni sofferenza in questa vita, ed è assolutamente vietato portare loro qualsiasi tipo di soccorso, ivi compreso cibo o acqua (a proposito di idratazione e nutrizione come cure, nel dibattito sull’eutanasia). Chi è retto moralmente deve lasciarli a morire per strada, possibilmente fra le sofferenze più indicibili.
Il sistema è universalmente radicato nella cultura indiana: fin da quando sei un bambino, ti viene spiegato che funziona così. Tua nonna dice così, tua mamma così, il papà così, i maestri, i vicini di casa, i libri, tutto ti conferma che è vero, quindi diventa vero. Se viaggi e qualcuno ti dice che è una cosa disumana, tu non sarai mai disposto a credergli, gli ridi in faccia, magari non lo fai in nome del rispetto fra diverse credenze religiose, ma trovi fastidioso che qualcuno ti dica che il tuo sistema è una cretinata assurda e pazzesca, esattamente come all’italiano medio suona doloroso e fastidioso sentire che l’eucarestia, la cresima, la trinità o il crocefisso sono delle cretinate assurde e pazzesche. Anche se non è cattolico.
La credenza indiana è così radicata e forte che vi si associano e la perpetrano anche gli stessi “intoccabili”, che pur non ricordando di aver fatto nulla di male nella vita precedente, vengono totalmente privati della loro dignità e non solo non godono di nessun diritto e prerogativa, ma ritengono anche di non avere alcun diritto a goderne.
Mi racconta il mio colf cingalese che tante volte si è osservata la dimostrazione che la reincarnazione è proprio vera: bambini che si mettono a parlare altre lingue e raccontano particolari di proprie precedenti vite. In psicologia si chiama “profezia che si auto-avvera”: a noi è un fatto che fa sorridere (questo miracolo da noi non avviene) ma credo che a loro farebbero sorridere molte guarigioni interiori di Lourdes.
Se ciò che il branco riconosce come “vero” ha già una grande forza istintiva, figuriamoci cosa accade se qualcosa è ritenuto “vero” o quantomeno “molto rispettabile” addirittura dai branchi avversari.
In una scena di Don Camillo, Guareschi racconta Peppone che vuole partecipare con le bandiere alla processione, don Camillo si rifiuta e allora Peppone boicotta la processione e minaccia botte a chiunque si presenti. Don Camillo fa la processione da solo e arriva a un posto di blocco organizzato dai comunisti. Ma li’ succede il “miracolo”. Alla vista del crocefisso, tutti si levano il cappello, cedono il passo, Peppone dice “non cedo il passo all’uomo, ma al crocefisso” e si accoda, con l’effetto emblematico di una processione di soli comunisti e benedizione finale.
Quando una persona o un simbolo hanno acquisito così tanta forza (e solitamente la loro forza è ancora più accentuata quanto più sono intrinsecamente deboli), diventa difficile anche per chi si considera molto razionale riuscire a discernere il vero dal falso, cioè capire se la loro forza discende dai valori oggettivi che tale simbolo si propone di rappresentare (finendo per avvallare gli stessi valori che simboleggia!!!), o se invece tale sua forza discende “solo” dal fatto che “lo dica il branco”, o ancor più “lo dicano tutti” o ancor più “è sempre stato così” (sempre significa poi solo “da quando sono nato io”).
Per giudicare lucidamente bisognerebbe riuscire a prescidere dai legami affettivi che legano profondamente il crocefisso con l’abitudine di vederlo da sempre… e questo è semplicemente un atto umanamente impossibile. Perchè se metà del nostro cervello si sforza di ragionare razionalmente, l’altra metà ragiona con i sentimenti, e questa è una metà che non si riesce a disattivare.
Un italiano senza “secondi fini” non può che sostenere il crocefisso: è la posizione più naturale, più istintiva, più affettiva. Consciamente o inconsciamente la parte razionale del cervello cerca plausibili motivi di ordine razionale per supportare le tesi di quella irrazionale, ed ecco fiorire la storicità delle radici cristiane, la testimonianza storica, le nostre tradizioni e la nostra identità culturale… fino alle stravaganti tesi di Travaglio che dipingono il crocefisso come laico simbolo di uguaglianza e  fraternità (se ci aggiungeva libertà, me lo trasformava in Robespierre…)
Chi lo vorrebbe togliere ha, all’opposto, qualche “secondo fine”, conscio o meno. Tendenzialmente sta combattendo il dominio dell’istituzione cattolica, ma anche in questo caso tira in ballo motivazioni dotate di apparente solidità razionale, come il rispetto religioso, la laicità, ecc.
Ma c’è una differenza profonda fra don Camillo e Travaglio: la saga di don Camillo fotografa la situazione dell’italia del dopoguerra e delle sue contraddizioni. Ma non dimentichiamoci che Guareschi fa parlare il crocefisso, ed è tutt’altro che imparziale: non si sogna di ridicolizzare la fede cattolica (il che gli avrebbe impedito di essere pubblicato), mentre non si fa problemi a ridicolizzare spesso e volentieri quella comunista.
Travaglio invece fa tutt’altro, nel suo articolo: con la scusa di una (solo apparente) difesa del crocefisso, approfitta  per fare il suo mestiere: essere citato ed essere letto, snocciolare le sue solite chicche, vere nel particolare, ma faziose nell’economia generale del suo discorso; ostentare la sua penna scorrevole, tagliente e provocante;  sparare le sue bordate contro chi non gli piace, e dopo la carrellata dei soliti politici di parte avversa affondare proprio contro gli uomini di chiesa. Ciò che gli sta a cuore è la critica e l’accusa ai suoi soliti mostri; la stravagante difesa del crocefisso, difesa faziosa e storicamente e concettualmente errata è solo il pretesto per ridicolizzare i suoi soliti nemici, che sarebbero rei di non averlo nemmeno saputo difendere bene come lui millanta di fare.
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4 thoughts on “Sul crocefisso e la sentenza europea

  1. La tua Teoria non tiene. Se fosse così il crocifisso per me sarebbe come un oggetto qualsiasi, che avrebbe valore come che so una bandiera italiana che lega gli italiani (e ad alcuni no). Invece il crocifisso per me rappresenta la presenza di Dio. Di un Dio che si è fatto uomo ed è morto per salvare me,te e tutti quanti. E’ una presenza viva, è una presenza che c’è (non che c’era) ed è per questo che ci tengo. E’ la mia speranza, e non sono l’unico a pensarlo quello che ho scritto. Adesso non so bene le intenzioni di Travaglio, la mia intenzione sul crocifisso non è una questione che lo vedo tutti il crocefisso e mi affeziono all’abitudine (allora mi romperei il cazzo dopo un po’ se fosse così), ma è un Bisogno continuo. Ciao!

  2. Senza contare che chi propone di rimuovere il Crocifisso perché potrebbe dare fastidio agli islamici (e allora bisognerebbe abolire l’esposizione di carne di mucca nelle macellerie per rispetto agli Indù) dimostra molta ignoranza: Cristo è, anche per l’Islam, *un* (non ‘IL’) Profeta, e come tale degno quantomeno di rispetto.

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