Vieteranno tutti i prodotti erboristici?

Sta girando in questi giorni la solita catena di disinformazione alternativa, secondo la quale dall’1 maggio 2011 verranno vietati tutti i prodotti erboristici e i rimedi naturali utilizzati da millenni (vedi risultati di google).

L’unica cosa su cui mi sento di concordare è che dietro a queste direttive ci sia una delle grandi Lobby (tipicamente: quella delle banche, quella del petrolio, quella delle case farmaceutiche). E’ ovvio che ci sono, ma per motivi tutt’altro che maligni. Figuriamoci se la lobby farmaceutica possa essere minimamente infastidita, o sentirsi minacciata, dal mercato della medicina alternativa (che essa stessa produce, ovviamente) che è comunque meno di un centesimo rispetto a quello dei farmaci “tradizionali”. E, se anche lo fosse, figuriamoci se si muove uscendo allo scoperto, cercando di sollecitare un disegno di legge.

Se le grandi multinazionali vogliono combattere in modo sleale una concorrenza che considerano temibile, ammesso che l’abbiano mai fatto, mi sembra molto più furbo che lo facciano diffondendo panico (es. contaminazione da amianto, da diossina, da radiazioni, da cacca di topo, ecc) in modo che i consumatori più sensibili (che sono proprio quelli delle cose “alternative”) si auto-organizzino con azioni di diffamazione e boicottaggio. In modo che il vero autore resti celato.

Quando fanno Lobbying, al mercato fanno più bene che male: perché per tutelare se stesse, devono per forza tutelare il mercato, a medio-lungo termine. Se non lo fanno, il mercato si riduce o scompare, e non sono così stupide da permetterlo.

Torniamo però al merito dell’articolo che sostiene che dal primo maggio in tutta europa sarà vietato vendere prodotti erboristici.

E’ pura disinformazione! Non è affatto vero che tali prodotti erboristici saranno vietati: nelle erboristerie e nelle farmacie continueranno a esserci.

La direttiva si limita a impedire che tali prodotti rechino diciture come “medicinale” o “indicazioni terapeutiche”, se questi effetti terapeutici non sono stati dimostrati dai protocolli scientifici. Ovviamente i protocolli scientifici sono i nostri, quelli della “scienza occidentale”, o “medicina tradizionale”, segnatamente il celebre “test in doppio cieco“: viene accuratamente identificato un panel di pazienti con caratteristiche statisticamente omogenee, e viene diviso a metà: al primo grupp viene somministrato il principio attivo reale, all’altra metà un farmaco apparentemente identico, nella forma nel colore e nel sapore, ma senza principio attivo, completamente indistinguibile da quello vero: il cosiddetto “placebo” (in italiano significa “io piacerò”). Si chiama doppio cieco perchè nemmeno il medico che somministra il prodotto sa, ne’ ha modo di sapere, se a quello specifico paziente sta somministrando il placebo o il farmaco vero: in questo modo non rischierà di farlo comprendere al paziente in modo indiretto o involontario.

Perchè questo sistema è considerato, dalla nostra ricerca scientifica, il miglior modo mai trovato sinora? Perché  alla nostra scienza è assolutamente nota la potentissima capacità auto-curativa del corpo umano! E’ pacifico che la malattia possa provenire da un disequilibrio psichico, e negli altri casi possa generarlo. Se l’equilibrio psichico del paziente viene ripristinato (e questo può avvenire ovviamente in qualsiasi modo: yoga, preghiera, gentilezza, psicoterapia, farmaci naturali, farmaci di sintesi: tutti modi che aiutano a generare la convinzione che qualcuno si sta prendendo cura di me, che è in atto una cura al mio male), il corpo umano potrebbe riuscire ad autoripararsi, in tutto o in parte.

Proprio perchè questo principio è ben noto alla nostra scienza (è chiamato appunto “effetto placebo”), c’è bisogno di un sistema -il test in doppio cieco- per fare “la tara” a questo meccanismo, per capire se una certa molecola ha, o non ha, una sua intrinseca efficacia, al di la’ dell’ “effetto placebo”, che c’è e resta comunque.

Nella maggioranza di questi test si scopre che il farmaco vero funziona in modo pressochè identico al placebo, e magari reca con se effetti collaterali negativi, che invece il placebo non ha: in questo caso il test fallisce e il principio attivo non passa il test, e non viene messo in commercio.

Nell’articolo si parla di libertà di scelta: ma il presupposto della libertà è proprio la conoscenza! Non posso essere libero di scegliere fra medicina tradizionale e medicina alternativa, se su entrambe le scatole trovo la dicitura “indicazioni terapeutiche” o “medicinale” o “farmaco”.

Ritengo giusto e corretto che queste diciture, nella nostra lingua, possano essere usate solo per preparati che hanno dimostrato, sempre secondo la nostra scienza, di avere un intrinseco principio attivo, oltre al loro bravo effetto placebo, che avrebbe anche una zigulì – a patto che te la prescriva il tuo medico, in cui tu riponi la tua fiducia.

Ritengo positivo e sacrosanto, per il rispetto della libertà di scelta di ciascuno, che la legge tuteli le fasce più deboli, in modo da aiutarle distinguere bene le due preparazioni: chi non ha le idee chiare o non è molto esperto, deve avere un modo semplice per capire se questo è o meno un “farmaco” o “medicinale” nel senso in cui viene inteso dalla nostra cultura scientifica.

Chi preferisce curarsi con farmaci non di sintesi, potrà continuare a trovarli come prima, sugli stessi scaffali e allo stesso prezzo, ma anzichè “medicinale omeopatico” o “medicinale erboristico” troverà scritto “preparazione omeopatica”. Tutto qui!

 

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