Il referendum sul nucleare: qual è l’alternativa?

Parlando (sì, anche qui a Bali!) e leggendo in rete, constato continuamente che tutti quelli che tifano per la fazione del “Sì” al quesito sul nucleare, sono convinti di votare, con il loro sì, anche per le energie pulite o rinnovabili.

E’ FALSO!

Chi vota sì, vota per la costruzione di una dozzina di centrali a petrolio!

  • Perchè votando Sì per abrogare il nucleare, si vota anche Sì ad altrettante centrali termiche sul nostro territorio, e non per nuove centrali a energia rinnovabile?

Perchè, considerando già lo sfruttamento massimo possibile sul nostro territorio delle rinnovabili attualmente sfruttabili industrialmente, cioè fotovoltaico ed eolico, ci manca comunque energia per circa 12 centrali termiche! Le attuali fonti rinnovabili non possono sostituire, ma solo affiancare le centrali tradizionali, essenzialmente per tre ordini di motivi:

    1. la conformazione geografica del nostro territorio e la dislocazione delle aree ambientali da tutelare: in sostanza, i siti dove c’è sufficiente insolazione e ventosità e che non deturpano paesaggi importanti, sono assai limitati e il loro sfruttamento è già interamente pianificato (l’apporto energetico è già calcolato, quindi);
    2. i problemi connessi con il trasporto di energia per lunghe distanze: estremamente costoso, di elevato impatto ambientale e di inefficienza crescente con la distanza. Quindi purtroppo non si possono sfruttare zone della sardegna centrale che avrebbero caratteristiche tecniche ideali, perché sono troppo lontane dalle città da alimentare.
    3. la discontinuità dell’energia prodotta, e l’inesistenza di tecniche efficaci per immagazzinare l’energia e raccordare i picchi di produzione di eolico e fotovoltaico (gli orari in cui splende il sole e quelli in cui soffia il vento) con quelli di richiesta di energia, che sono diversi.

Ricapitolando: le rinnovabili sono già state considerate nel calcolo, ma l’energia necessaria nei prossimi anni è comunque maggiore. O la acquistiamo dall’estero, o la produciamo con nuove centrali a petrolio, o con nuove centrali nucleari. Punto.

  • Non possiamo piuttosto risparmiare energia?

Non basta, purtroppo!

Le critiche alla “crescita continua” e al nostro modello di sviluppo sono sacrosante (e io sono perfettamente d’accordo con esse). Ogni iniziativa che porta al risparmio energetico o a una maggior consapevolezza nell’uso delle risorse esauribili è una pratica encomiabile, da imitare e da incoraggiare. Ma finché qualcuno non riesce a trovare un modo per essere particolarmente convincente (o non succede qualche cataclisma di proporzioni sufficientemente gravi e di interpretazione sufficientemente univoca da scuotere in massa la coscienza collettiva), finchè cioè non si possono fare stime (credibili) che prevedano una flessione della nostra necessità energetica, è necessario che le scelte di governo si preparino a far fronte a ciò che purtroppo è più prevedibile che avvenga, cioè che il fabbisogno energetico stimabile cresca. Diciamo: bisogna agire “come se le politiche e le iniziative di risparmio energetico avessero insuccesso”, “come se i cittadini restassero insensibili alle raccomandazioni di risparmio” ecc. Se non facciamo così, e il fabbisogno cresce (come è prevedibile che succeda), dovremo per forza comprare l’energia mancante dall’estero.

  • E cosa c’è di male nel comperare energia dall’estero?

E’ pura follia!! Dipendere da forniture estere significa dipendere da politiche energetiche, economiche e ambientali su cui non avremmo alcun controllo decisionale, né direttamente come cittadini, né indirettamente attraverso i nostri rappresentanti eletti (più o meno degni di esserlo).

I tedeschi e i francesi sono forse popoli più responsabili e coraggiosi del nostro, ma quando si dovessero, anche solo per necessità di forza maggiore, trovare a scegliere se lasciare al buio se stessi o noi, cosa pensiamo che farebbero? Siamo già fin troppo dipendenti dall’estero, e la dipendenza dall’estero è un evidente suicidio.

 

  • Non possiamo allora inventare sistemi nuovi?
Sì! Ci stanno provando un po’ dappertutto, all’estero in modo molto più convinto e coraggioso che in Italia, cioè investendo milioni e milioni di dollari di capitale di ventura sulla ricerca. Ma i tempi sono troppo lunghi: anche ipotizzando che una delle tecnologie già ipotizzate sia quella giusta (che sia la fotosintesi artificiale?), nelle previsioni più ottimistiche i tempi per arrivare allo sfruttamento industriale, e per costruire le relative centrali, sono troppo lenti per le nostre necessità: possiamo solo sperare che, a fine vita delle nuove centrali ancora da costruire, esista finalmente un’alternativa autenticamente pulita e percorribile.
Se aspettiamo a braccia conserte per altri 40 anni, ci troveremo per altrettanto tempo nel caso precedente, cioè ad essere dipendenti dall’estero. E in caso di crisi più gravi di quelle vissute sinora, non fare una scelta ci condannerebbe a tempi molto grami.

 

Spero di aver dimostrato che la scelta, quella da fare il 15, è alternativa: se non è nucleare, è petrolio.

Se si dice no al nucleare, si dice di sì al petrolio, per i prossimi 40 anni.

Allora, è meglio costruire una dozzina di nuove centrali a petrolio o nucleari? Ecco la mia analisi dei pregi e dei difetti delle due possibilità:

Considerazioni ambientali

  • Rischio ambientale di trasporto del combustibile: mi risulta drasticamente a sfavore del petrolio, principalmente per l’enorme diversità di quantitativo necessario a parità di energia prodotta. I danni ambientali sono enormi in caso di perdita di un carico di petrolio. Non sto a cercare dati numerici sulla probabilità e sull’effetto di incidenti, perchè ho memoria di almeno 10 disastri ambientali dovuti a petroliere che hanno perso tutto o parte del loro carico, mentre non ricordo alcun incidente di rilievo nel trasporto di combustibile nucleare. Da quanto so, il rischio ambientale in fase di trasporto è molto basso, perché il combustibile è solido e quindi facilmente confinabile e recuperabile, e in un quantitativo irrisorio rispetto alle enormi moli di petrolio da trasportare e raffinare. Vince il nucleare.
  • Impatto ambientale relativo al trattamento del combustibile: il trattamento del petrolio per l’utilizzo da una centrale termoelettrica produce una enorme quantità di sottoprodotti altamente inquinanti e non biodegradabili, che l’industria ha imparato a valorizzare economicamente. I prodotti sono tantissimi (come del maiale, del petrolio non si butta via niente) ma quello più famoso è la plastica (o meglio i vari tipi di plastica). Finchè viene usato così tanto petrolio, l’industria continuerà a produrre prodotti plastici a un costo bassissimo e concorrenziale rispetto alle alternative eco-compatibili. Solo riducendo il fabbisogno di petrolio, si invertirà questo equilibrio e useremo meno plastica! Sul fronte nucleare, l’arricchimento del combustibile è un processo a emissioni zero. Gli eventuali incidenti sono contemplati nel punto apposito, quindi non vanno indicati qui per non considerarli due volte. Vince il nucleare.
  • Smaltimento sottoprodotti del trattamento del combustibile: nel caso del nucleare questi non esistono. Nel caso del petrolio abbiamo principalmente la plastica, il 20% della quale si stima che finisca in mare. Non c’è solo il Pacific Trash Vortex (l’isola di rifiuti in mezzo al Pacifico che ha dimensioni circa pari allo stato del Texas). E’ accertato che la plastica finita in acqua si fotodegrada in pezzi di dimensioni pari a quelle del zooplancton, che è entrato nella catena alimentare e che si ripercuoterà con effetti sulla salute umana che non serve essere scienziati per capire che si convertiranno in tre brutte parole: “aumento dei tumori”. Il restante 80% della plastica viene bruciato, parte in termovalorizzatori che dovrebbero trattenere almeno in parte le polveri cancerogene e ridurre l’emissione di diossina; una parte (non so quanto grande) viene semplicemente bruciata nel fuoco dalle popolazioni dei paesi poveri, come l’Indonesia (l’ho visto con cadenza quotidiana in questo viaggio di un mese: migliaia di falò di ogni tipo, per bruciare tutti i rifiuti, plastica inclusa). Per far comprendere bene ciò di cui parlo, almeno 6 dei pasti che ho consumato qui sono stati cotti su un falò di legno di palma e bottiglie di plastica, in un parco naturale molto più simile a una discarica che a quanto immaginiamo noi con “parco naturale”. Immaginatevi l’odorino invitante, e dovevate vedere l’esterno delle pentole. La diossina è uno dei più potenti composti tossici conosciuti ed è altamente cancerogena. Ma, diossina e polveri a parte, l’80% del carbonio contenuto nella plastica si trasforma in CO2 e viene liberato in atmosfera. Stravince il nucleare.
  • Inquinamento ambientale in fase di esercizio della centrale, cioè inquinamento da materiali di scarto. Tutti qui pensano alle “scorie radiattive” e quindi pensano che qui “finalmente” il petrolio si prenda una rivincita sul nucleare. Vediamo se è vero. La centrale nucleare emette in atmosfera vapore acqueo durante il suo esercizio, e circa una volta all’anno viene fermata per sostituire il combustibile. Quello esausto, altamente tossico, radioattivo e concentrato, viene trattato con estrema attenzione, conservato in recipienti che sono sempre più solidi e sicuri, e stivato in luoghi protetti, tipicamente sottoterra o dentro vecchie miniere, ritornando quindi più o meno da dove è venuto, anche se con concentrazioni diverse e in luoghi diversi. I siti di stoccaggio vengono monitorati attentamente ed è proprio per questo che in alcuni casi ci si è potuti accorgere che i contenitori si stavano degradando e c’erano delle piccole perdite, che sono state confinate con danni ambientali contenuti. Nelle centrali a carbone e petrolio, lo scarto della combustione è di miliardi di tonnellate di CO2 e milioni di tonnellate di polveri sottili e diossina, e viene depositato bellamente e direttamente in atmosfera, perché sarebbe troppo costoso intrappolarlo, concentrarlo e stoccarlo di nuovo sottoterra da dove è venuto. Il problma è che lo scarto, anziché avere la minacciosa forma di barili con un logo giallo triangolare e un punto esclamativo nero, è gassoso e quindi è …trasparente! Ma, anche se non si vede a occhio nudo, le centrali a carbone e petrolio scaricano nella nostra cara atmosfera miliardi di tonnellate di carbonio che si trovava in atmosfera milioni di anni fa, quando le condizioni di vita sulla terra non era possibile per i mammiferi e dunque per l’uomo. Dovrebbe bastare questa considerazione per far comprendere che continuare a fare così è idiozia pura. 99 scienziati su 100 confermano che il riscaldamento globale e il cambiamento climatico è una realtà. E anche solo per questo stravincerebbe già il nucleare. Ma c’è dell’altro. Sono rilasciati in enorme quantità in atmosfera altri sottoprodotti della combustione, che io sappia principalmente diossina e polveri sottili. Questi sono composti direttamente ed estremamente tossici per la salute umana. Dalle stime che ho trovato in rete, circa 1 milione di decessi per tumore all’anno sono attribuibili all’inquinamento da combustione di petrolio. Zero, in regime di funzionamento (l’incidente lo consideriamo dopo), per il nucleare, che emette in atmosfera solo vapor acqueo e le cui scorie finora non hanno ammazzato nessuno. Vittoria netta e assoluta del nucleare.
  • Inquinamento ambientale in caso di incidenti. Le centrali a petrolio e carbone inquinano regolarmente e quotidianamente per tutto il loro esercizio, ed hanno la caratteristica che, in caso di incidente, la differenza è praticamente trascurabile dal punto di vista ambientale. Le centrali nucleari invece inquinano solo in caso di incidente. Ma quanto di più o quanto di meno dell’inquinamento prodotto dal petrolio? Finora, in 40 anni, ci sono stati 3 incidenti con importanti emissioni radiattive, così pochi che li conoscono tutti: 3miles, chernobyl e fukushima. Prendendo le stime più catastrofiche, fatte da organismi non certo imparziali, come Greenpeace, non si arriva a 1 milione di morti in tutto. Non all’anno, come nel caso dei tumori provocati dal petrolio, bensì in un arco di 70 anni, di cui 30 già passati (da Chernobyl) e 40 futuri. Quindi il rapporto è di max 1 morto dovuto al nucleare ogni 70 dovuto al petrolio. Nucleare batte petrolio 70 a 1!
  • Costi economico / ambientali di decommissioning delle centrali: questo è l’unico altro punto in cui il nucleare perde un po’ del terreno sin qui guadagnato rispetto al petrolio – ma capiamo quanto. E’ vero che per smantellare un reattore nucleare tornando esattamente alla situazione preesistente, il costo e il tempo impiegato sono molto superiori a quelli necessari per smantellare una centrale termoelettrica. Ma per capire la gravità e l’impatto ambientale in rapporto a quello causato dal petrolio, andiamo all’estremo, e immaginiamo che accadano altri 10 incidenti di livello massimo, tali da rendere necessario evacuare per sempre 10 aree di 314kmq intorno a ognuna di queste centrali (siti che sono già scelti pressoché semi-disabitati altrimenti non sono considerati adatti) e immaginiamo che in tutte le altre centrali, a fine vita, sia necessario evacuare definitivamente, per sicurezza, un’area di 10kmq intorno ad ogni centrale. L’area risultante sarebbe di circa 6mila kmq, grande circa come il parco naturale di Caprivi in Namibia. L’area di Chernobyl è tenuta sotto stretto monitoraggio non solo dalla comunità scientifica russa ma di quella di tutto il mondo: la flora e la fauna prosperano a ritmi normali, con tassi di mutazione pressochè nella norma; è vietata solo l’agricoltura, l’allevamento e l’insediamento umano: esattamente come in un parco naturale. Quindi l’area “persa” non è né grande, né scompare dal pianeta: resta una riserva naturale protetta, dove gli alberi prosperano e intrappolano CO2 trasformandolo in ossigeno. Quanta terra ci fa perdere invece il petrolio? Con l’innalzamento degli oceani provocato dall’aumento dei gas serra, si perde una quantità di terra pari a centinaia di volte di più, dove ovviamente non è possibile né la vita animale né quella vegetale. Quindi, anche qui vince il nucleare!
Considerazioni economiche
  • Approvvigionamento materie prime: il petrolio proviene da aree politicamente molto più instabili rispetto all’uranio. Vince il nucleare.
  • Costo di produzione dell’energia: il costo finale di ogni kwora prodotto con petrolio e nucleare, compresi tutti i costi di progettazione e costruzione delle centrali e i costi di funzionamento, escluso il decommissioning perchè l’abbiamo già analizzato sopra, dipende dall’andamento del prezzo del petrolio e dell’uranio. Prima degli anni 80 il prezzo del petrolio faceva sì che convenisse il nucleare. Dall’80 in poi il prezzo del petrolio si è abbassato abbastanza per rendere più economico quest’ultimo, e il nucleare si è fermato in tutto il mondo (fu questo il motivo della sospensione nella costruzione delle centrali, non Chernobyl!) Negli ultimi 10 anni, e soprattutto negli ultimi 5, il prezzo nuovamente crescente del petrolio e l’instabilità crescente dei principali paesi produttori ha convinto quasi tutti gli Stati a riprendere la costruzione di nuove centrali nucleari, ultima la Germania, che ha sospeso a novembre dell’anno scorso la famosa moratoria sulle proprie centrali nucleari. Purtroppo infatti gli interessi economici guidano molto di più le scelte contingenti rispetto a quelli ambientali, quindi nonostante ambientalmente il nucleare fosse ampiamente vincente (come ho dimostrato sopra), tutti gli Stati per trent’anni hanno puntato di più sul petrolio, ma ora conviene di nuovo il nucleare, soprattutto nelle previsioni future.

Il nucleare vince, a mio avviso, su tutti gli aspetti. Mi sembra difficile riuscire a ribaltare soprattutto le considerazioni più importanti (fra tutte la plastica e l’inquinamento atmosferico).

Ma perché allora abbiamo istintivamente più paura del nucleare che del petrolio? Questo è un effetto di distorsione proveniente dai media, esattamente come ciò che avviene fra trasporto stradale e aereo: gli incidenti, anche se globalmente fanno un millesimo di danni, sono molto più spettacolari, le immagini sono di fortissimo impatto, mentre i morti della strada e del petrolio si misurano solo con i numeri, le statistiche. Quindi sembra più pericoloso ciò che lo è 1000 volte di meno (1.200.000 morti all’anno sulla strada, contro circa 1.000 annui in incidenti aerei – la proporzione di pericolosità rimane la stessa anche rispetto alla pericolosità di ciascun ora di viaggio, compreso ovviamente decollo e atterraggio).

 

Conclusione: chi vota Sì al referendum abrogativo del nucleare, vota Sì alla costruzione di altrettante centrali a petrolio in Italia, e con queste vota Sì all’aumento dei tumori (provenienti non solo dai prodotti della combustione, ma dall’introduzione dei polimeri della plastica nella catena alimentare), all’inquinamento del pianeta e all’aumento del riscaldamento globale.

 

Io non andrò a votare, per dare il mio contributo all’unico obiettivo sensato nei referendum abrogativi italiani, per chi non è d’accordo con il sì: cio far fallire il raggiungimento del quorum. Chi dice “piuttosto vota no, ma va a votare” è un fazioso sostenitore del sì, che cerca di portare con l’inganno i deboli a far raggiungere inconsapevolmente il quorum, e con questo portando automaticamente alla vittoria del sì, visto che la maggior parte dei no sono abbastanza intelligenti da non andare a votare.

Gli astenuti non esistono: che esiste il referendum lo sanno tutti, e chi vuole abrogare quella legge sa che deve andarci e ci va. Chi non ci va, non vuole abrogarla. Se poi approfitta per andare al mare, fa ovviamente bene.

Finchè esiste la regola del quorum, votare in qualsiasi modo (no, sì, forse, un disegno osceno, una parolaccia, scheda bianca) equivale a votare sì: chi vuole il no deve stare lontano dalle urne. Come farò io.

 

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3 thoughts on “Il referendum sul nucleare: qual è l’alternativa?

  1. Azzz….complimenti…io sono un sostenitore del No e potrei sembrarti di parte ma il tuo ragionamento fila liscio….nient’altro da aggiungere….

  2. concordo sul fatto che il quorum sia inutile: chi non vota, non deve contare.

    per il resto vabbè, se dopo chernobyl e Fukushima c’è ancora chi sostiene il nucleare è anche inutile stare a sindacare

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