Un’idea di riforma fiscale

In Italia abbiamo il record delle imposte sui redditi: sono le più alte al mondo.

Ma abbiamo anche un gettito bassissimo rispetto a quello teorico: un’evasione fra le maggiori.
Il motivo è, a mio avviso, evidente: il sistema attuale è basato su una colossale assurdità, cioè che le imposte si paghino sui redditi, e per giunta con percentuale progressiva. Più sei capace di produrre reddito, in sostanza, più lo Stato, anzichè premiarti e incentivarti, ti punisce.

E’ un’ingiustizia, e l’unica possibilità per sfuggirvi è dichiarare il falso. Con regole complicatissime e tantissime carte, anche i controlli lo sono. Ho letto che fra l’evasione accertata e quella pagata c’è un rapporto di 20 a 1. Ognuna diventa praticamente una causa civile: un vero delirio, che costa allo stato quasi tutto l’importo recuperato, e al cittadino uno sbumballamento enorme che lo distrae dal produrre redditività e uccide la sua fiducia nello stato.

Ma è possibile concepire un sistema basato su presupposti più intelligenti, che produca una spirale positiva anzichè negativa, e sia evidentemente funzionante, ma sia anche socialmente giusto?

La caratteristica cardine, visto che sono in gioco dei numeri enormi (milioni di cittadini e di imprese): è certamente quella della semplicità assoluta. Più il sistema è semplice (Apple docet) più è facile farlo funzionare.

Su cosa basare le imposte, se non sul reddito? Su qualcosa che non sia possibile contestare, negare o occultare in alcun modo. Per esempio:

-il proprio status di cittadino e la propria esistenza in vita 🙂

-la proprietà immobiliare e terriera posseduta in Italia, che è registrata in pubblici registri

-la proprietà mobiliare iscritta in pubblici registri

-eventualmente altra proprietà mobiliare di lusso, per la quale sarebbe ipotizzabile creare pubblici registri se non esistono già.

A meno di un valido certificato di morte, il primo punto è molto facile: se hai un codice fiscale e sei vivo, e hai un’età abile al lavoro, non stai studiando, non sei invalido e/o malato, allora devi dare il tuo contributo alla collettività.

Poi, più valgono la terra e gli immobili che possiedi nella nostra grande casa che è l’italia, più spazio consumi, più puoi e devi contribuire alla collettività.

Un po’ come un grande condominio, insomma: più millesimi hai, più paghi.

Quanto al primo punto, mi son chiesto a quanto ammonterebbe l’imposta procapite, se dividessimo il gettito IRPEF attuale, compresa l’evasione recuperata: 150miliardi di euro, diviso per i 35milioni di cittadini abili al lavoro (escludiamo quindi ben 25milioni fra bambini, anziani, malati, invalidi e studenti).

Mi aspettavo venissero sui 10mila euro, quel che paga un impiegato medio che prende sui 30mila lordi annui, cioè quello dei classici 1000 euro in busta. E invece no, sorpresa: la divisione fa solo 4.250 euro a testa.

Vado a cercare il perchè, e scopro che attualmente ben 1/3 dei 35milioni di italiani abili al lavoro, non paga un euro di imposte, perchè risulta disoccupato o produrre cmq un reddito sotto la no tax zone. In più, se ha figli può mandarli all’asilo gratis, mentre chi guadagna 1500 euro al mese paga 400 euro mensili di asilo e viene DOPO nelle grauatorie. Può mandare i figli gratis all’università e avere varie altre agevolazioni.

E’ ovvio che abolendo questo sistema idiota, emergerebbero ben 12 milioni di contribuenti abili al lavoro, e lo sforzo di tutti gli altri sarebbe molto inferiore.

Anche le società ovviamente pagherebbero i loro 4250 euro fisse al posto dell’IRS.

Pensate: abolizione dell’obbligo di fattura, di scontrino o ricevuta. Abolizione della collezione dei giustificativi delle spese deducibili e di tutte le scartoffie. Soprattutto: abolizione delle presunzioni di reddito, studi di settore, redditometro. I limiti al movimento del contante potrebbero comunque rimanere per l’antiriciclaggio (cioè contro le attività criminali o terroristiche) ma senza alcuna implicazione fiscale.

Il costo del lavoro si abbasserebbe enormemente, ma gli stipendi aumenterebbero.

Questo significa che non ci sarebbe più alcuna convenienza a delocalizzare all’estero per avere una pressione fiscale inferiore o costi del lavoro inferiori: l’italia farebbe concorrenza al più lontano paradiso fiscale, ma anche ai paesi in via di sviluppo. E rimarrebbe perfettamente in piedi, anche se non si riuscissero a debellare gli sprechi e la corruzione e i costi della politica attuali!

Problema 1: sensazione di ingiustizia. Chi ha redditi enormi paga solo 4250 euro e basta? Risposta: no, perchè chi ha redditi enormi tendenzialmente ha proprietà enormi. E’ giusto che collabori, con una parte accettabile ma anche ineludibile. Non ha importanza calcolare la percentuale sul reddito: sarebbe comunque molto più di quanto arriva attualmente alla collettività!!

Non c’è bisogno di esagerare. L’IMU è attulamente circa il triplo dell’ICI e, con l’attuale IRPEF in essere, è un vero salasso per tutti. Ma l’irpef si riduce a 4250 euro fissi, allora l’IMU si può anche raddoppiare.

Leggo che la previsione della raccolta IMU attuale è di 25 miliardi, quindi raddoppiandola otteniamo 50 miliardi!! Si potrebbero poi tassare i beni di lusso registrati (es auto) e istituire un nuovo registro per altri beni di lusso, tipo gioielli, quadri, ecc.

Con questi 50 miliardi, che sono una cifra enorme (1/3 in più dell’attuale gettito, cioè ben due finanziarie medie!!) ci possiamo finanziare: a) un’agenzia che vi dico fra un attimo cosa serve + b) la riduzione del debito pubblico + c) nuove infrastrutture.

Problema 2: ma chi è disoccupato, e quindi non ha nemmeno quei 4250 euro, come fa? Come si può presumere un reddito minimo?

Provocazione: considerate che chiunque apra una p.iva in italia, si trova ad avere immediatamente l’inps che presume un reddito minimo di 15mila euro all’anno: arrivano infatti 4 bollettini per un totale di 3.200 euro annui.  Quindi una simile presunzione in materia previdenziale esiste già, e la cifra non è molto differente.

La risposta effettiva però viene data grazie all’agenzia di cui alla lettera a), che è una agenzia di tutoring, training e job placement.

In realtà ci sono due casi:

  1. non sei un vero disoccupato, hai già un lavoro in nero -> allora ti puoi permettere di pagare i 4mila annui -> li paghi e diventi istantaneamente in regola. Cioè il tuo lavoro di fatto non è più in nero, magari resta abusivo se non hai le necessarie licenze, ma a quel punto potresti anche considerare di richiederle, visto che non avrai alcun disincentivo fiscale, ma semplicemente ti sarai messo in regola e non dovrai più temere controlli, multe, ecc. Pensa che bello: chi scappa tutti i giorni e vive in clandestinità, di punto in bianco trovarsi reintegrato, accettato, riconosciuto. Questo toglierebbe tantissimo potere a tutte le mafie!!!
  2. sei proprio disoccupato, o hai un lavoro nero che non ti da’ abbastanza -> sei un peso per la tua famiglia, sei in una spirale negativa di depressione, magari ti hanno licenziato tempo fa e non sei più riuscito a trovare un lavoro, ecc -> per essere esentato dal pagamento della tassa fissa, devi iscriverti all’agenzia, a quel punto hai un tutor a cui racconti la tua situazione, le tue aspirazioni, quello che sai e che vorresti fare, che stabilisce insieme a te un programma di corsi di formazione, realizzati da società private (altri posti di lavoro!) ma finanziati interamente dallo stato a cifre predeterminate ed eque (niente sperperi, creste e tangenti), dopo i quali vieni affiancato nell’invio dei curriculum. Formazione anche psicologica in modo che tu sia in grado di essere appetibile per le aziende che offrono il lavoro che ti realizzerebbe. Ci sarebbero anche le risorse per dar loro un sussidio, se il reddito dei tuoi familiari più prossimi non è capiente (a prescindere dal fatto che tu viva o meno nello stesso “nucleo familiare”).Quando finalmente qualcuno ti assume sei un individuo nuovo, con un reddito che non hai mai avuto e una collocazione nella vita, e puoi pagare senza timori la tassa fissa di 4mila euro :)Ma finchè non ti assumono, basta che continui a frequentare i corsi, che almeno ti danno dignità. I corsi hanno ovviamente un semplice test al termine, un po’ come quelli per prendere il brevetto da sub, giusto per verificare che tu sia stato attento (non basta che scaldi la sedia, devi anche stare col cervello collegato, visto che scemo non sei altrimenti saresti scemo certificato e dunque esente).

Abbiamo sistemato i disoccupati, veri e finti. Vediamo come starebbero gli altri con la mia riforma:

  • se hai un piccolo capitale da parte, puoi anche vivere di rendita e non far niente, basta che paghi i 4mila euro annui. Tutto quel che guadagni, è tutto tuo. Niente presunzioni di reddito se ti togli qualche sfizio (auto di grossa cilindrata, ecc). Se puoi farlo, beato te.
  • se sei inabile al lavoro, o oltre una certa età, sei ovviamente esentato dalla tassa, come ora e in più prendi un’indennità/pensione, come ora -> nulla cambia
  • se sei iscritto a scuola, o all’università, ma in questo caso devi superare con profitto almeno x esami all’anno, fino a 25 anni sei esente. Così puoi studiare, ma c’è un forte disincentivo al fancazzismo: o studi per davvero e passi gli esami, o resti iscritto ma i tuoi devono pagarti i 4250, o ti spediscono a lavorare e paghi i 4250. Così abbiamo laureati di maggior qualità, e la laurea torna a valere di più
  • se sei abile al lavoro, a prescindere dal lavoro che fai, dipendente o in proprio, da quanti ne fai e dal reddito che produci, in tutti i casi paghi solo 4mila euro all’anno di imposta, senza nessuna denuncia dei redditi, senza nessuna deduzione, nessuna formalità, nessuna scartoffia, tutto molto comodo: una cartella proprio come la tassa del rusco.
  • per l’anno di volontariato civile o militare sei ovviamente esentato, più un ulteriore anno sabbatico da prenderti dopo i 30 anni.

Tutti contenti, quindi: alcuni pagano molto meno, mentre altri cominciano finalmente a pagare la loro parte, essendo messi in grado di farlo.

Un’effetto molto importante è che quelli che attualmente pagano irpef che vanno dai 6 mila in su, avranno migliaia o decine di migliaia di euro in più da spendere … e lo faranno di certo! In qualsiasi modo li spendano, è inevitabile che generino nuovo indotto. Quindi un’enorme crescita: le imprese attuali avranno necessità di nuovi addetti e ne nasceranno di nuove: nuovi posti di lavoro! L’agenzia di collocamento ne sarà estremamente facilitata. Quindi più che il collocamento, ciò che diventa strategica è proprio la formazione, ma ne ho già parlato.

Ma potranno anche lavorare un po’ meno e godersi di più la vita, e lavorando un po’ meno libereranno delle ore di lavoro, che potrà coprire qualcun altro!

Anche per chi attualmente non ce la fa, le cose vanno meglio: un aiuto specifico e concreto, non assistenzialistico ma per rimettersi in piedi e starci a testa alta, cominciando a generare valore per la società. Questa è anche la forma di lotta alla criminalità più efficace.

Punto finale: e chi non paga? e gli svogliati e fannulloni che potrebbero farcela, ma non partecipano al programma o non stanno attenti ai corsi?

Per entrambi la stessa risposta: il recupero dell’evasione diventa semplicissimo perchè non ci sono contenziosi da aprire, la cifra è certa liquida ed esigibile. Se hai beni registrati o immobili parte il recupero coatto. Vedi che la gente che ce li ha li paga.

E se non hai un tubo? bisogna che partano pesanti sanzioni penali. No carcere, che è un grande costo per la società e genera solo criminalità. Meglio l’obbligo di lavori socialmente utili (es. 400 ore, per pagare con il lavoro i 4mila euro dovuti), o altre misure gravose come la sospensione della patente, divieto di rientrare in italia se decidi di espatriare (così avremo la magica fuga dei fankazzisti, anzichè la devastante fuga dei cervelli!!!), e soprattutto la sospensione dell’assistenza sanitaria e di ogni servizio statale, salvo il pronto soccorso in caso di pericolo la vita.

Ovviamente essendoci questo servizio di collocamento e formazione, il licenziamento può essere finalmente liberalizzato, perchè non sarebbe più traumatico com’è oggi. Questo a sua volta genererebbe un enorme numero di nuovi posti di lavoro: gli imprenditori non temerebbero più i casini derivanti dalle difficoltà di licenziare.

Ma anche enorme attrazione di investimenti in Italia: ancora più risorse e più posti di lavoro.

Ovvio che io non sono un ministro delle finanze e un calcolo di copertura è una cosa seria. Ma la matematica non è un’opinione, e il sistema è così semplice che le moltiplicazioni ne mostrano a grandi linee la fattibilità.

Se mi sbaglio, dovrebbe essere facile dimostrarmi dove i miei semplici calcoli non tengono.

Sperando di avervi convinto, vi pregherei di organizzare una riunione con Monti entro la fine della settimana, in modo che attui le modifiche entro prima degli acconti irpef di giugno. Grazie! 🙂

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3 thoughts on “Un’idea di riforma fiscale

  1. Emanuele for president! 🙂
    È sempre un piacere leggerti… quando poi hai queste idee è ancora meglio 🙂
    Ho già provveduto a forwardare il post anche sul forum di ItalianShooters — se ti va di venire a trovarci…
    Il mio collega diceva che gli ricorda molto il sistema delle tasse medievali. Magari bisognerebbe aggiungere delle limitazioni alla spesa pubblica (per es che non può aumentare più dell’inflazione, così magari inizierebbero ad indicare quella reale, non quella calcolata alla pene di segugio) altrimenti ci si ritrova con uno Stato “magna magna” grandemente inefficiente.
    Altra cosa necessaria: il Catasto dovrebbe essere finalmente fonte autoritativa di informazioni su tutto ciò che riguarda gli immobili ed i terreni, e le informazioni dovrebbero essere tenute aggiornate in tempi brevi (pensa che ci sono Comuni in cui il Catasto è rimasto fermo per 60 anni!).
    Ultima cosa: mi sa che all’inizio l’agenzia di collocamento sarà intasata dai commercialisti… 🙂

  2. Ciao Ema. Ho letto solo oggi la tua proposta. Mi sembra che ci siano alcune cose da considerare. 1) I soldi in più che i ‘tassati’ attuali si ritroverebbero sono quelli stessi che gli ‘evasori’ o ‘i non paganti’ non avrebbero più a disposizione. Non credo quindi in un aumento globale della possibilità di spesa con conseguente aumento di posti di lavoro ecc. ecc. 2) Il parlamento in particolare e il ceto politico in generale non rispecchiano la proporzione tra ‘tassati’ e ‘non’. Ci sono tanti liberi professionisti o dipendenti di altissino livello, molti meno dipendenti ‘normali'(vedi dichiarazioni dei redditi pubblicate). La propensione ad adottare una riforma fiscale che allarghi la popolazione tassata mi sembra quindi molto ridotta: per chi non ha mai pagato e, anzi, ha costruito tutta la sua vita per pagare il meno possibile, evadere, eludere, imboscare, anche pagare poco sembra TROPPO! 3) Cosa succede per chi produce reddito in Italia (usufruendo di beni e servizi pubblici in Italia), ma acquista beni solo all’estero?
    4) Chi si procura reddito in modo illegale (collusi, corrotti, malavitosi,..) non rischia così di vedere ‘legalizzato’ il suo reddito per il solo fatto di aver pagato la ‘tassa’?
    5) Credo inoltre che, ad orecchio, dovrebbe essere necessaria qualche modifica qua e là nella Costituzione.
    Comunque far circolare idee invece di lamenti è ottima cosa.
    Quando vedo Monti gli dico di telefonarti.
    Ciao. Antonio

    • Ciao Antonio!
      Una premessa. Durante una convalescenza, alcune settimane fa, ho
      rimesso mano a questi conti, trovando finalmente dati Istat aggiornati
      del 2011 e dati dal Ministero delle Finanze sempre al 2011. Excel lo
      so usare molto bene, ho importato una vagonata di dati che mostrano
      l’esatta composizione del gettito delle imposte dirette.

      Ho scoperto che ci sono 10.900.000 contribuenti (che presentano una
      dichiarazione dei redditi, quindi) che però pagano zero imposta perchè
      si trovano nella no-tax zone, sotto i 5-8 mila euro annui lordi.
      Avendo 1,5 persone a carico ciascuno, si parla di 16 milioni di
      persone. Ho scoperto che l’istat dice che questa stessa soglia è
      quella di povertà assoluta. Però secondo l’istat sono 2,2 milioni i
      residenti in italia sotto tale soglia. Istat non si può sbagliare di
      così tanto. Quindi ci sono 13-14 milioni di furbi che hanno un reddito
      aggiuntivo (molto probabilmente molto umile: parcheggiatore abusivo,
      babysitter, colf, ecc).

      Rimodulando questo piano, quindi, ritengo che si potrebbe
      tranquillamente obbligare tutta questa massa di persone (compresi i
      poveri assoluti) a pagare sui 600 euro all’anno di imposta minima: 50
      euro al mese: poco più di un caffè al giorno. Io davvero non credo al
      fatto che nessuno morirebbe di fame per questo. Ma questo farebbe un
      gettito di 9,6 miliardi di euro.

      Si potrebbero poi lasciare le attuali aliquote progressive, così non
      si fanno cambi alla costituzione, mettendo però la possibilità di
      portare in detrazione qualsiasi costo, di qualsiasi natura, purchè
      acquistato in Italia e ad esclusione dei beni di lusso (questi, fino a
      una certa soglia di reddito: oltre, consentirei dedurre anche quelli,
      perchè muovono comunque molto indotto: ma per detrarli devi avere
      dichiarato un reddito abbastanza alto da poterteli permettere e quindi
      pagare le relative imposte). Dal parrucchiere all’idraulico al
      ristorante alla discoteca. Tutto. Fino a raggiungere una soglia pari
      al 25% del tuo reddito lordo: l’imposta minima da pagare comunque, da
      15 mila euro annui lordi in su. Fra 8 e 15mila si potrebbe anche stare
      più bassi (20-25% di imposta minima).

      Nelle risposte alla tua mail, mi riferirò quindi a questo piano
      modificato, non all’originale.

      > Ciao Ema. Ho letto solo oggi la tua proposta. Mi sembra che ci siano alcune cose da considerare. 1) I soldi in più che i ‘tassati’ attuali si ritroverebbero sono quelli stessi che gli ‘evasori’ o ‘i non paganti’ non avrebbero più a disposizione. Non credo quindi in un aumento globale della possibilità di spesa con conseguente aumento di posti di lavoro ecc. ecc.

      No!

      Le tasse non pagate da questi 14 milioni di “piccoli evasori” vengono
      attualmente usate, ragionevolmente, per prestazioni a basso costo in
      nero. Quindi quella parte di PIL (potrebbero essere 20 o 30 miliardi!)
      resta sommersa.
      Fatta come dico io, quelli pagano quei 9,6 miliardi con la loro
      mini-imposta forfettaria.
      Chi ha un reddito più alto e dovrebbe pagare poniamo il 38% di
      aliquota margina, per poter risparmiare sulle imposte deve per forza
      chiedere la fattura. Sono questi a far emergere decine di miliardi di
      euro di nero!

      Trasformeremmo ogni cittadino in un mini-finanziere che chiede la
      fattura e lo scrontrino, e obbliga l’esercente / il professionista /
      l’artigiano a fatturare. A quel punto il professionista /artigiano
      /imprenditore non può più dichiarare 10 mila euro, ma deve dichiarare
      un reddito molto più vicino a quello reale, e su questo pagare almeno
      il 25% di imposte. Quindi a fronte di un 13% in meno da una parte,
      emerge un 25% da un’altra. Ecco perchè globalmente il sistema
      funzionerebbe.

      > 2) Il parlamento in particolare e il ceto politico in generale non rispecchiano la proporzione tra ‘tassati’ e ‘non’.

      Non capisco cosa intendi per “rispecchiare la proporzione”.

      > Ci sono tanti liberi professionisti o dipendenti di altissino livello, molti meno dipendenti ‘normali'(vedi dichiarazioni dei redditi pubblicate). La propensione ad adottare una riforma fiscale che allarghi la popolazione tassata mi sembra quindi molto ridotta: per chi non ha mai pagato e, anzi, ha costruito tutta la sua vita per pagare il meno possibile, evadere, eludere, imboscare, anche pagare poco sembra TROPPO!

      No! Ci guadagnerebbero loro stessi, e i loro amici. Perchè a se stessi
      starebbero abbassando le imposte, dal 43% al 25%. A condizione di
      chiedere sempre la fattura anche loro, ovviamente. Scaricherebbero le
      imposte da loro risparmiate su qualcuno che attualmente le evade.

      > 3) Cosa succede per chi produce reddito in Italia (usufruendo di beni e servizi pubblici in Italia), ma acquista beni solo all’estero?

      Ma scusa, solo uno che vive all’estero può comprare beni solo all’estero!
      Comunque la risposta e’ facile: sarebbero deducibili ovviamente solo
      le fatture per acquisti di beni o servizi acquistati in italia, come
      ho scritto all’inizio.

      > 4) Chi si procura reddito in modo illegale (collusi, corrotti, malavitosi,..) non rischia così di vedere ‘legalizzato’ il suo reddito per il solo fatto di aver pagato la ‘tassa’?

      No. Perchè non dichiarare i redditi reali sarebbe comunque illegale.
      La GdF potrebbe continuare a fare i suoi controlli a campione.
      Sarebbe “sanato” solo chi ha comunque un reddito basso, immagina uno
      che fa un part-time e alcuni lavoretti in nero, per 15 mila euro
      annui, e ora non paga un euro perchè solo col part time resta sotto
      gli 8mila. Questo verrebbe “legalizzato” solo per gli 8mila, quindi
      per la metà dell’importo reale. Ma i suoi lavoretti in nero sarebbero
      meno appetibili perchè chi li acquista non può detrarli dalle imposte.

      > 5) Credo inoltre che, ad orecchio, dovrebbe essere necessaria qualche modifica qua e là nella Costituzione.

      Con la modifica che dicevo in premessa, non più. Ma in tutti i modi
      non vedrei il problema: se l’idea funzionasse, non vedo il problema.
      La Costituzione non è un documento immodificabile e non dovrebbe
      nemmeno esserlo. Ha di passaggi molto discutibili, a cominciare a mio
      avviso dall’articolo 1. Io mi riconoscerei molto di più in una
      Repubblica basata sulla ricerca della felicità, oppure basata sulla
      ricerca della verità, o basata sulla libertà di autodeterminarsi,
      piuttosto che sul lavoro.

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