Riflessione sull’Italia

Le leggi italiane, che influenzano da vicino la vita quotidiana di persone e imprese, sono figlie del sistema democratico che le ha generate, dove il potere di conferire la rappresentanza è in mano a un popolo che a maggioranza è troppo ignorante per poter essere lungimirante.

Un popolo stolto, che è incline a demagogia e populismo, che ha costantemente premiato alle urne chi ha dispensato vantaggi di brevissimo termine, solitamente a una ristretta cerchia di fortunati (es. i tanti pre-pensionamenti e baby-pensionamenti che sono stati concessi nei decenni passati), in cambio di svantaggi pesantissimi a lungo termine per tutti gli altri.

Un popolo superbo, invidioso e avaro – Dante lo scriveva già sette secoli fa – abituato a credere che per meritarsi lo stipendio sia sufficiente trovarsi sul luogo di lavoro per il tempo pattuito, a prescindere dal risultato effettivamente raggiunto e dal valore effettivamente recato all’organizzazione; che vede un reddito alto come una colpa da punire e di cui vergognarsi, accettando che venga tassato pesantemente.

Un popolo ipocrita, dove i ricchi si fingono poveri, e i poveri cercano di fingersi ricchi: che ama riempirsi la bocca di principii in cui dice di credere, per poi tradirli costantemente nei fatti.

Un popolo sfiduciato nell’autorità e nel prossimo, abituato ad autorità deboli con i forti e forti con i deboli, inique e in mala fede, alle quali la cosa meno faticosa e più furba da fare è fingere di obbedire. Un popolo intimamente convinto che furbizia e ipocrisia convengano più che onestà e lealtà.

Ciò si rispecchia in molte leggi e nel modo in cui vengono non-applicate, nella contradittorietà di un sistema giudiziario che tutela fortemente chi non rispetta le leggi, beffando di chi le rispetta; nel comportamento di quasi tutti politici (radicali esclusi, va ammesso), anche ovviamente all’interno del loro partito.

Solo l’Italia, che io sappia, si è dotata di una Costituzione il cui obiettivo primario è evitare una deriva autoritaria: che pur di “evitare un altro regime” renda complicatissimo il fare qualsiasi ciò che è necessario e utile; che il popolo chiama “la costituzione più bella del mondo” essendo poi sempre affascinato dal leader più forte e autoritario della piazza, di un Uomo della Provvidenza da osannare ed eleggere… per poi, appena l’oppositore di turno solleva un po’ di fango, indipendentemente dal fatto che sia falso o irrilevante, sdegnatamente appenderlo per i piedi.

Solo in Italia, il quarto potere, quello della stampa, è costantemente al servizio degli altri tre anziché esserne il guardiano.

Solo in Italia c’è una magistratura i cui membri fanno serenamente dichiarazioni politiche senza che l’opinione pubblica ne resti minimamente turbata, che spende una cifra enorme (130milioni di euro) per intercettare, illegalmente, un presidente del consiglio e i suoi ospiti privati per anni, prima che sia sollevata alcuna ipotesi di reato – e che non riuscendo a trovare alcuna incriminazione grave decide di accontentarsi di un’incriminazione veniale (ai sensi del Codice, dacché la pena è al di sotto del limite legale di sospensione della stessa!), senza avere nemmeno prove convincenti, mossa dall’ovvio obiettivo di distruggere il politico non gradito, dopo aver già fatto la stessa cosa per tre volte in precedenza, di cui una durante un meeting internazionale, per poi dichiararlo ogni volta innocente.

E solo in Italia può succedere che il politico che ha il volto infangato, anziché dimettersi per rispetto dell’istituzione che rappresenta e attendere l’esito del processo per dimostrare la propria innocenza, cerca con mezzi illegali, maldestri, ridicoli di mettersene al riparo, non comprendendo che così facendo infanga la poltrona su cui è seduto – e, non comprendendo di essere impresentabile (non per le accuse ricevute, ma per le bugie raccontate) ha il coraggio di ripresentarsi nella competizione elettorale, per uscirne vincitore!!

Solo in Italia ci può essere un’opposizione che, forte della recessione di cui incolpare ovviamente il governo in carica, e forte dell’ennesima umiliazione inflittale dalla magistratura alleata, anziché puntare su un volto nuovo e giovane, decide di anteporre le solite logiche clientelari anche al suo interno, e si piega ai comodi di un grigio e ridicolo personaggio da cabaret… finendo poi per ottenere una sconfitta.

Solo in Italia questi due partiti, l’uno e l’altro, resistono come se nulla fosse, aniché dissolversi come neve al sole, dopo una figura così.

E solo in Italia, in mezzo a uno scempio tale, il personaggio più serio sembra quindi essere, e a tratti è veramente, uno che fa il comico di professione che, acclamato come un leader dai suoi, nonostante ribadisca continuamente di non esserlo, dimostri nei modi e nella sostanza di esserlo.

E che, avendo scelto lo stendardo assurdo della democrazia diretta (peggiore addirittura di quella rappresentativa in quanto a possibilità di realizzare qualsiasi riforma o opera, essendo ancora più incostante e instabile dell’altra) ne mostra tutti i limiti fin nel proprio sgangherato non-programma (di nome e di fatto).

A doppia conferma della sua stupidità, sono i privilegi della Casta a muovere il sentimento di indignazione del popolo (pur avendoli sotto il naso da decenni), nonostante la loro eliminazione non modificherebbe in alcun modo la recessione e il declino del Paese, ma il popolo si rifiuta però caparbiamente di accettare quelle riforme che potrebbero schiarire il proprio futuro, prima fra tutte quella del diritto del lavoro in senso meritocratico, rimuovendo barriere di protezione che erano sostenibili solo in un momento storico di crescita vertiginosa, ma che oggi hanno l’effetto opposto di impedire alle imprese le nuove assunzioni, rendendole troppo rischiose, con l’effetto perverso di allontanare ulteriormente qualsiasi possible investimento estero in Italia, già messo a dura prova dall’instabilità politica di cui accennavo sopra, e di incentivare anzi l’impresa italiana a continuare la delocalizzazione del lavoro in paesi dove essa goda di una libertà di terminare i contratti di lavoro pari a quella con cui desidera darvi inizio.

In questo quadro desolante, io mi auguro, per il mio Paese, che presto accada qualcosa di vertiginoso e spaventoso, che permetta all’esecutivo di turno, qualsiasi esso sia, di prendere in mano la situazione e approntare le riforme veramente necessarie. Questo non curerà i problemi di cui è afflitto il popolo ma almeno potrà portare una nuova energia, una nuova speranza, una maggior fiducia nel futuro e una maggiore serenità, e non mi sembrano vantaggi da poco.

Curare i problemi del popolo, sempre se questo sia possibile, io credo lo si possa provare a fare solo in varie generazioni e con un’operazione culturale a lunghissima gittata e altamente lungimirante, come quella della Scuola che io sogno, un giorno, di fondare.

Nel frattempo, “Paese mio, ti lascio: vado via”.

3 thoughts on “Riflessione sull’Italia

  1. La tua è sicuramente una buona analisi, che condivido in gran parte. Andrebbe integrata con alcune “giustificazioni” storiche di alcune affermazioni (vedi la costituzione che vuol evitare derive autoritarie), che spiegherebbero ancor meglio il perchè di certe dinamiche

  2. Sono assolutamente d’accordo nel credere che la soluzione ai mali italiani sia nella costruzione/ricostruzione di un robusto strato socio culturale ormai oggi in piena decomposizione.
    Mi chiedo però cosa fare in questo periodo di costruzione che tu giustamente prevedi essere lungo.
    Nel breve e medio termine, le coscienze non devono (e non possono) restare “dormienti”.
    Troppo pericoloso….
    (Come far crescere dei cuccioli in una foresta senza l’attenzione e la protezione dei genitori. Prede facili per i troppi predatori che pullulano sulla nostra terra…)
    La costituzione può ancora essere un valido “guardiano”? E se non Lei, chi?
    Le “minoranze illuminate” del quarto potere, e alcuni (pochi) altri nei tre poteri istituzionali che ancora credono e guardano “oltre”?
    Chi sarà in grado di riconoscerli e farli lavorare?
    Articolo interessante il tuo. Grazie per gli spunti di riflessione.

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