Riflessione sull’Italia

Le leggi italiane, che influenzano da vicino la vita quotidiana di persone e imprese, sono figlie del sistema democratico che le ha generate, dove il potere di conferire la rappresentanza è in mano a un popolo che a maggioranza è ignorante, o non è intelligente, e pertanto non ha gli strumenti per essere lungimirante.

Un popolo stolto, che è incline a demagogia e populismo, che ha costantemente premiato alle urne  chi ha dispensato vantaggi di brevissimo termine, solitamente a una ristretta cerchia di fortunati (es. i tanti pre-pensionamenti e baby-pensionamenti che sono stati concessi nei decenni passati), in cambio di pesantissimi svantaggi di lungo termine per tutti.

Un popolo superbo, invidioso e avaro, difetti stigmatizzati da Dante già 7 secoli fa, abituato in larga parte a lavorare a cottimo a prescindere dal risultato effettivamente raggiunto e dal valore effettivamente prodotto, che vede la ricchezza come una colpa da punire, tassandola. Dove pertanto i ricchi hanno sempre finto di essere poveri, e viceversa!

Un popolo ipocrita, che ama riempirsi la bocca di principii in cui dice di credere, per poi tradirli costantemente nei fatti, talora senza nemmeno esserne consapevole.

Un popolo che è stato educato dal proprio passato alla costante sfiducia nell’autorità e nel prossimo, abituato da sempre ad autorità fittizie, ridicole, inique e ingannatrici, a cui la cosa meno faticosa e più saggia da fare è fingere di obbedire, e cercare di nascosto uno stratagemma per fare l’opposto. Un popolo intimamente convinto che furbizia e ipocrisia convengano molto più che onestà e lealtà.

Questo dato di fondo si rispecchia in quasi tutte le nostre leggi e soprattutto nel modo in cui vengono non-applicate, nella contradditorietà di un sistema giudiziario che tutela in ogni modo chi non rispetta le leggi, e si fa beffa di chi le rispetta; in tutti i comportamenti di quasi tutti politici (radicali esclusi, va ammesso), anche ovviamente all’interno del loro partito.

Solo in Italia, a mio avviso, possono succedere cose come quelle accadute negli scorsi 40, 30, 20, 10 anni, e solo in Italia possiamo continuare a farle imperterriti, senza dare minimi segni di vergogna e minime intenzioni di ravvedimento.

Solo l’Italia, che io sappia, ha una Costituzione il cui obiettivo palese è evitare una deriva autoritaria, questo anche a discapito della governabilità (“meglio evitare un altro regime, anche a prezzo di non riuscire a fare più nulla di utile e di necessario”), nel quale il popolo sovrano è continuamente alla ricerca di un leader forte e autoritario (!), di un Uomo della Provvidenza da osannare, da trasformare poi in capro espiatorio per le colpe in gran parte del popolo stesso, appena gira il vento e ci si stanca di lui.

Solo in Italia, fra gli stati cosiddetti democratici, il quarto potere, quello giornalistico, è costantemente al servizio degli altri tre anzichè essere l’indipendente cane da guardia degli altri tre.

Solo in Italia ci può essere una magistratura i cui membri fanno serenamente dichiarazioni politiche senza che l’opinione pubblica ne resti minimamente turbata, che spende una cifra enorme (130milioni di euro? 160?) per intercettare, illegalmente, un presidente del consiglio e i suoi ospiti per anni, senza avere alcuna ipotesi di reato; che non riuscendo a trovare alcuna incriminazione grave decide di accontentarsi di un’incriminazione leggera (ai sensi del Codice, dacchè la pena è al di sotto del limite legale di sospensione della stessa!), senza avere nemmeno prove convincenti, con l’intento ovvio di distruggere l’esponente politico di colore non gradito, dopo aver già fatto la stessa cosa per due volte in precedenza, di cui una durante un meeting internazionale, per poi doverlo dichiararlo innocente.

Solo in italia il politico in questione, anzichè dimettersi e rispettosamente attendere l’esito del processo per dimostrare la propria eventuale innocenza, cerca con mezzi illegali, maldestri, ridicoli e indecenti di mettersene al riparo, non comprendendo nemmeno di infangare così la poltrona su cui è seduto, che sarebbe molto più importante di chi ci si siede; e poi, non comprendendo di essere impresentabile, non tanto per le accuse ricevute, ma per le bugie raccontate, ha il coraggio di ripresentarsi nella competizione elettorale, e …ne esce fondamentalmente vincitore!!

Solo in Italia ci può essere un’opposizione che, forte della recessione di cui incolpare ovviamente il governo in carica, e forte dell’ennesima umiliazione inflittale dalla magistratura alleata, anzichè puntare su un volto nuovo e giovane, che per la prima volta ha mostrato di ottenere notevolissimi consensi trasversali, decide di anteporre le solite logiche clientelari anche al suo interno, e si piega ai comodi di un grigio e ridicolo personaggio da cabaret… finendo quindi per ottenere una sconfitta.

Solo in Italia questi due partiti, l’uno e l’altro, resistono come se nulla fosse, anichè disslversi come neve al sole, dopo una figura così.

E solo in Italia, in mezzo a uno scempio tale, il personaggio più serio sembra quindi essere, e a tratti è veramente, uno che fa il comico di professione, ma che è in balìa della solita contraddizione, essendo acclamato come un leader dai suoi, nonostante ribadisca continuamente di non esserlo, ma atteggiandosi tale nei modi e nella sostanza.

E che, avendo scelto lo stendardo assurdo della democrazia diretta (peggiore addirittura di quella rappresentativa in quanto a possibilità di realizzare qualsiasi riforma o opera, essendo ancora più incostantee instabile dell’altra) ne mostra tutti i limiti fin nel proprio sgangherato non-programma (di nome e di fatto).

A doppia conferma della sua stupidità, sono i privilegi della Casta a muovere il sentimento di indignazione del popolo (pur avendoli sotto il naso da decenni), nonostante la loro eliminazione non modificherebbe in alcun modo la recessione e il declino del Paese, ma il popolo si rifiuta però caparbiamente di accettare quelle riforme che potrebbero schiarire il proprio futuro, prima fra tutte quella del diritto del lavoro in senso meritocratico, rimuovendo barriere di protezione che erano sostenibili solo in un momento storico di crescita vertiginosa, ma che oggi hanno l’effetto opposto di impedire alle imprese le nuove assunzioni, rendendole troppo rischiose, con l’effetto perverso di allontanare ulteriormente qualsiasi possible investimento estero in Italia, già messo a dura prova dall’instabilità politica di cui accennavo sopra, e di incentivare anzi l’impresa italiana a continuare la delocalizzazione del lavoro in paesi dove essa goda di una libertà di terminare i contratti di lavoro pari a quella con cui desidera darvi inizio.

In questo quadro desolante, io mi auguro, per il mio Paese, che presto accada qualcosa di vertiginoso e spaventoso, che permetta all’esecutivo di turno, qualsiasi esso sia, di prendere in mano la situazione e approntare le riforme veramente necessarie. Questo non curerà i problemi di cui è afflitto il nostro popolo ma almeno potrà portare una nuova energia, una nuova speranza, una maggior fiducia nel futuro e una maggiore serenità, e non mi sembrano vantaggi da poco.

Curare i problemi del popolo, sempre se questo sia possibile, io credo lo si possa provare a fare solo in varie generazioni e con un’operazione culturale a lunghissima gittata e altamente lungimirante, come quella della Scuola che io sogno, un giorno, di fondare.

 

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3 thoughts on “Riflessione sull’Italia

  1. La tua è sicuramente una buona analisi, che condivido in gran parte. Andrebbe integrata con alcune “giustificazioni” storiche di alcune affermazioni (vedi la costituzione che vuol evitare derive autoritarie), che spiegherebbero ancor meglio il perchè di certe dinamiche

  2. Sono assolutamente d’accordo nel credere che la soluzione ai mali italiani sia nella costruzione/ricostruzione di un robusto strato socio culturale ormai oggi in piena decomposizione.
    Mi chiedo però cosa fare in questo periodo di costruzione che tu giustamente prevedi essere lungo.
    Nel breve e medio termine, le coscienze non devono (e non possono) restare “dormienti”.
    Troppo pericoloso….
    (Come far crescere dei cuccioli in una foresta senza l’attenzione e la protezione dei genitori. Prede facili per i troppi predatori che pullulano sulla nostra terra…)
    La costituzione può ancora essere un valido “guardiano”? E se non Lei, chi?
    Le “minoranze illuminate” del quarto potere, e alcuni (pochi) altri nei tre poteri istituzionali che ancora credono e guardano “oltre”?
    Chi sarà in grado di riconoscerli e farli lavorare?
    Articolo interessante il tuo. Grazie per gli spunti di riflessione.

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